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 Lega Nazionale delle Cooperative

Gli esordi della cooperazione italiana si collocano a metà del XIX secolo. Per i primi decenni generalmente non si parla di “movimento” cooperativo, giacché il panorama nazionale era caratterizzato da una galassia di differenti organismi, sostanzialmente autonomi e regolati da diversi meccanismi organizzativi e statutari, privi di una qualsivoglia linea strategica comune. La trasformazione di questa sommatoria di individualità cooperative in un “movimento” (o in più “movimenti”) si ebbe attraverso un’elaborazione concettuale che, dalla teoria, si tradusse in un coordinamento, istituito attorno ad una o più organizzazioni di rappresentanza. Il primo di questi soggetti che inizialmente propose di rappresentare tutte le cooperative italiane di tutti i settori fu la Lega Nazionale delle Cooperative. Fondata a Milano nel 1886 con il nome di Federazione fra le Cooperative Italiane, riunì in prima battuta cento delegati di 248 sodalizi, che associavano circa 70.000 soci. Inizialmente era un’organizzazione sostanzialmente priva di una chiara identità politica, in cui erano confluite le varie anime dell’agire cooperativo, ognuna con i suoi modelli, i suoi valori, le sue proposte. Vi erano rappresentanti di orientamento liberale, democratico, repubblicano, radicale e socialista; sostenitori della destra e della sinistra storica, così come interpreti della cultura cattolica che di lì a poco – dalla Rerum Novarum del 1891 – avrebbe avuto un ruolo molto più forte in ambito sociale e cooperativo. In questo stadio iniziale, dunque, la Lega era un organismo di rappresentanza in cui gli aspetti controversi e conflittuali erano preponderanti; le varie culture entravano facilmente in conflitto, anche a proposito di questioni valoriali ed imprescindibili: che cosa doveva essere una cooperativa? Come avrebbe dovuto articolarsi il suo statuto? Quali sarebbero stati i rapporti con lo Stato, col mercato, con il movimento socialista?
L’impossibilità di giungere a delle posizioni comuni, che conciliassero visioni spesso opposte, costrinse la neonata Lega ad un sostanziale immobilismo. Gradualmente, però, il polarizzarsi delle componenti cattoliche e moderate attorno a nuovi organismi di rappresentanza e la contemporanea ascesa del modello cooperativo bracciantile, spostarono a sinistra l’equilibrio interno delle centrale cooperativa. Nel giro di un decennio, la Lega assunse una più marcata identità socialista, catalizzata a sua volta dalla radicalizzazione politica seguita alla parentesi dei governi autoritari di fine ottocento.
 
Col nuovo secolo, dunque, apparve molto più chiaro come la Lega, pur continuando a rappresentare la cooperazione italiana, fosse guidata da un’ampia maggioranza di orientamento marxista e come gli altri gruppi costituissero delle minoranze. Tra i primi progetti di rilievo, ci fu la costituzione della Triplice Alleanza del Lavoro (1906), realizzata insieme alla Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) e alla Federazione delle Società di Mutuo Soccorso, per rendere più efficace la rivendicazione di una legislazione più favorevole ai ceti meno abbienti. Al proprio interno, invece, iniziò a maturare un differente dibattito, non più tra i marxisti e le altre componenti, ma tra socialisti riformisti e massimalisti: era un chiaro sintomo dell’avvenuta marginalizzazione dei moderati e dei cattolici. Nel 1910, a seguito di alcuni scontri fra mezzadri e braccianti nelle province romagnole, dove la cooperazione era molto forte e radicata, i repubblicani entrarono in collisione con i socialisti e promossero strutture cooperative autonome e indipendenti dalla Lega. Lo stesso fecero i cattolici dopo la prima guerra mondiale, quando fondarono una struttura parallela, la Confederazione delle Cooperative Italiane (1919). Contemporaneamente, lo scoppio della rivoluzione russa aveva ulteriormente alimentato le divisioni interne alla galassia socialista; dal 1921 anche il neonato Partito Comunista avrebbe rivendicato una propria cultura cooperativa e un proprio modello associazionistico.
 
Nonostante tutto, la Lega aveva comunque continuato ad operare con continuità e profitto, e, resasi conto della necessità di una maggiore efficienza organizzativa, aveva anche dato vita a tre distinte Federazioni nazionali (consumo, produzione e lavoro, agricoltura). Ma al di là di queste positive evoluzioni, in quegli anni si era realizzato soprattutto un indebolimento politico del movimento, originato ed alimentato dalle divisioni e dai contrasti interni. Di questa situazione approfittò il fascismo che, ancora prima di salire al potere, era riuscito a colpire la cooperazione e ad impadronirsi di alcune sue importanti strutture. Il ruolo governativo agevolò la conclusione di questa strategia di distruzione e allo stesso tempo di ridefinizione degli istituti cooperativi e delle loro strutture. La Lega venne smantellata e sostituita dall’Ente Nazionale Fascista per la Cooperazione. La cultura cooperativa, però, rimase ugualmente fertile negli anni del ventennio, tanto che all’indomani della Liberazione originò una rifioritura del movimento. Il ritorno del clima democratico, però, non significò un superamento delle divisioni che vent’anni prima avevano contribuito a facilitare una sconfitta della cooperazione. Cattolici, socialisti, comunisti, socialdemocratici e repubblicani non riuscirono a dare vita ad un’unica centrale cooperativa: fin dal 1945, dunque, si trovarono ad operare fianco a fianco Lega e Confcooperative, da pochissimo ricostituite. All’interno della Lega erano confluite varie anime della sinistra – dai marxisti ai mazziniani – le quali riproposero una serie di contrapposizioni che prelusero ad una nuova scissione. Quando, nel 1947, le correnti comuniste conquistarono i vertici della centrale, l’anima riformista iniziò ad organizzarsi autonomamente: nel 1952 la maggior parte dei socialdemocratici e dei repubblicani fuoriuscì per fondare l’Alleanza Generale delle Cooperative Italiane.
 
Risoltisi i contrasti interni, la Lega si scoprì più governabile. Negli anni cinquanta sviluppò quell’organizzazione che ancora oggi la contraddistingue: l’articolazione seguì una direttrice locale (federazioni provinciali) e settoriale (associazioni locali e nazionali), con un intenso impegno per la costituzione di consorzi che agevolassero un coordinamento economico delle singole unità cooperative. Con gli anni sessanta la Lega riuscì ad emanciparsi dal forte collateralismo del Partito Comunista, acquistando maggiore autonomia decisionale; venne dato spazio a quei ceti medi che da tempo costituivano una parte importante della cooperazione, e furono abbandonate le logiche di un bracciantilismo non più al passo coi tempi. In questa maniera il movimento cooperativo di orientamento socialista riuscì a recuperare il gap che aveva maturato negli anni del “miracolo”, proponendosi come attore economico di rilievo proprio in un periodo di recessione.
 
La sottolineatura dei tratti imprenditoriali della cooperazione fu il preludio di una strategia che – in quasi tutti i settori – si prefisse di superare le dimensioni artigianali di un associazionismo incentrato sulle singole località di provincia, per giungere, attraverso graduali fusioni, a dare vita a più moderni complessi aziendali di livello nazionale. La Lega fu la prima centrale a lanciare quest’idea, non certo senza difficoltà e contrasti, dato che una componente di minoranza si opponeva a queste aggregazioni; il generale successo di tali operazioni, però, suggerì anche alle altre culture cooperative di tentare in certi casi questo percorso.
 
Negli anni ottanta, la galassia associazionistica che faceva capo alla Lega appariva quantomai consolidata, e in via di rapida espansione in settori, come il terziario, in cui la cooperazione tradizionalmente non aveva mai avuto un peso rilevante. Parallelamente, la crisi internazionale del comunismo e le evoluzioni delle sinistre nel nostro paese contribuirono a sdoganare la Lega da un rapporto partitico che si era fatto sempre più labile. Oramai si trattava di un organismo sostanzialmente autonomo, fedele a determinati valori, ben riconoscibili nel panorama riformista, ma comunque maturo per dialogare con la società senza pregiudiziali.
 
Negli anni novanta, la Lega ha elaborato un’apertura verso valori ambientalistici, di qualità del cibo e dell’abitazione; questo si è coniugato con la promozione di nuove cooperative nei settori sociale, culturale e del terziario avanzato. Proprio in tale ambito si progetta un ulteriore sviluppo del movimento nel nuovo millennio, a tutela del welfare, e delle fasce sociali non protette. Oggi, la Lega rappresenta una cooperazione che si batte per una cultura d’impresa progressista, che crede e si confronta col mercato, ma che si vincola ad una responsabilità sociale per garantire al lavoratore e al consumatore, quei bisogni primari ma anche quella dignità ai quali le logiche neoliberiste e deregolamentative non sempre riescono a dare soddisfazione.
 
Dal 7 al 9 marzo 2007 si è tenuto a Roma il 37° Congresso Nazionale.
 
 
Fonti:
Renato Zangheri – Giuseppe Galasso – Valerio Castronovo, Storia del movimento cooperativo in Italia. La Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue. (1886-1986), Torino, Einaudi, 1987.

Per approfondire:
Vera Zamagni - Emanuele Felice, Oltre il secolo. Le trasformazioni del sistema cooperativo. Legacoop alla fine del secondo millennio, Bologna, Il Mulino, 2006.
 
Sito internet:


Legacoop in cifre

ASSOCIAZIONE SETTORE N° COOPERATIVE GIRO D'AFFARI
(milioni di euro)
2001
N° OCCUPATI 2001 N° SOCI 2001
ANCA
(Associazione Nazionale Cooperative Agricole)
Produzione e trasformazione di prodotti alimentari. Servizi all'agricoltura 1.257 5.328 21.400 247.377
LEGA PESCA Pesca e trasformazione dei prodotti ittici. Sevizi alla pesca 415 614 4.794 19.051
ASSOCIAZIONE NAZIONALE COOPERATIVE PRODUZIONE E LAVORO Industria delle costruzioni e manifatturiere. Progettazione ed ingegneria 955 6.760 36.033 28.700
ANCST
(Associazione Nazionale Cooperative Nazionale Servizi e Turismo)
Movimentazione merci e logistica; Trasporti Cooperazione sociale; Ristorazione; Turismo Igiene e servizi ambientali 4.103 5.960 166.200 154.817
COOP
(Associazione Nazionale Cooperative fra Consumatori)
Grande distribuzione la dettaglio 180 9.183 44.301 4.670.000
ANCD
(Associazione Nazionale Cooperative fra dettaglianti)
Distribuzione all'ingrosso. Rete di vendita Conad 70 6.575 32.800 3.140
ANCAB
( Associazione Nazionale Cooperative fra abitanti)
Assegnazione alloggi a proprietà divisa e indivisa 1.011 810(*) 1.401 394.817
COORDINAMENTO COOPERATIVE CULTURALI Cultura, spettacolo, sport e tempo libero 685 380 6.728 16.845
FIMIV
(Federazione Italiana Mutualità Integrativa Volontaria)
Società di Mutuo Soccorso 107 27 65 357.241
ALTRE ATTIVITA' Consorzi artigiani e Centri servizi; Finanziarie cooperative; Consorzi e società naz.li; circoli cooperativi (844); Aziende controllate da cooperative; attività non altrimenti classificabili e cooperative in temporanea inattività 4.857 2.484 (**) 28.405 116.150

TOTALE LEGACOOP 13.640 38.121 342.127 6.008.139

(*) Valore immobili ultimati nell'anno.

(**) Non comprende i ricavi del settore finanziario - assicurativo e il fatturato dei Consorzi nazionali, in quanto in parte ripetitivo di quello delle cooperative.



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