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 Unibon

La Ciam (oggi Unibon) venne costituita a Modena nel 1948 per volere di circa 50 soci, con lo scopo di acquistare bestiame suino e bovino, provvedere alla mattanza, lavorazione, trasformazione, confezione delle carni e alla vendita dei prodotti. Questa iniziativa era stata promossa dalla cooperazione di consumo modenese aderente alla Lega con l’obiettivo di offrire prodotti a basso prezzo alle classi meno agiate e per tale ragione solamente i consumatori, gli spacci cooperativi e i loro consorzi potevano diventare soci del sodalizio.
 
L’attività venne avviata, con 18 dipendenti, negli stabilimenti della Fondazione Siligardi, un prestigioso marchio modenese nella produzione di salumi. In un primo tempo essa si limitò a rifornire i negozi cooperativi della provincia, ma negli anni cinquanta grazie all’appoggio dell’Aicc e dei consorzi provinciali di diverse regioni fu in grado di ampliare la propria area di vendita: circa il 70-80% del suo prodotto era assorbito dal movimento cooperativo, mentre il rimanente 20-30% veniva collocato presso privati, tra l’altro usando di preferenza il marchio della Fondazione Siligardi, più prestigioso e più neutrale. In questo decennio la Ciam, ben rappresentava le difficoltà delle cooperative di trasformazione: non disponendo di proprie strutture per la stagionatura dei prodotti e nell’impossibilità di attingere dal credito bancario si limitava a realizzare prodotti freschi, acquistando sul libero mercato quelli stagionati.
 
Nella seconda metà degli anni cinquanta, l’aumento del giro d’affari permise l’introduzione di numerosi miglioramenti: si cominciò ad inviare i prodotti per la stagionatura nei centri esistenti e si investì in nuovi macchinari. Tuttavia, all’inizio degli anni sessanta, l’incapacità di contenere i costi e una produzione troppo diversificata portarono in disavanzo la gestione e resero necessario un piano di risanamento a guidare il quale, nel 1964, venne chiamato Ermanno Gualdi, presidente dell’Alleanza cooperativa modenese (la principale cooperativa di consumo di Modena). Si aprì così un periodo di grandi cambiamenti per la cooperativa: dal punto di vista economico si operò in modo da raggiungere un maggiore equilibrio patrimoniale e finanziario, consolidare la struttura commerciale e diversificare il portafoglio clienti, sul piano statutario si introdussero una serie di modifiche che progressivamente trasformarono la Ciam in una cooperativa agricola (questo tra l’altro rendeva possibile l’accesso al credito agrario agevolato).
 
Il risanamento aziendale pose le promesse per una prima espansione che si concretizzò con la costruzione nel 1972 di un nuovo macello suini e con l’unificazione con la cooperativa macellazione carni (Cmc) di Modena, un’impresa specializzata nel settore delle carni bovine che era stata costituita nel 1960. L’integrazione fu di breve durata, perché nel 1977 di fronte alla possibilità di prendere in gestione il macello comunale cittadino, venne costituito il Consorzio carni di Modena (Ccm), con il sostegno della Lega, della Confcooperative e delle associazioni di categoria degli allevatori, nel quale venne concentrata la macellazione delle carni bovine di tutte cooperative aderenti: Ciam ritornò così ad occuparsi direttamente della sola attività salumiera.
 
La prima svolta importante nella storia di questo sodalizio avvenne a metà degli anni settanta, quando un nuovo gruppo dirigente guidato da Pier Luigi Natalini avviò una nuova ristrutturazione: si modificò la struttura funzionale con l’introduzione di una più articolata gerarchia manageriale; si rinnovarono le linee di produzione; si definirono per la prima volta le strategie di marketing; si introdusse il controllo di gestione; si elaborarono meccanismi di remunerazione legati alla qualità dei suini conferiti. I risultati di questa trasformazione si concretizzarono nel decennio successivo: gli addetti passarono da 250 nel 1976 a 440 nel 1988, i capi suini conferiti da 47077 a 101928, il fatturato da 26 a 110 miliardi.
 
Una seconda svolta nella storia della Ciam può essere individuata nel 1989, anno in cui si concretizzò la storica fusione con la Acm di Reggio Emilia, la cooperativa cugina operante nella provincia limitrofa. La nuova realtà aziendale, alla quale nel 1991 verrà dato il nome di Unibon (unità e bontà), permise una razionalizzazione della attività, le quali vennero ripartite fra le diverse località: il macello bovino a Reggio Emilia, quello suino a Carpi; cotti e precotti a Reggio, mortadelle e salami a Modena. Ovviamente la fusione impose anche una riorganizzazione della struttura societaria, che richiese diversi anni fino a trovare un assetto definitivo tra il 1996 e il 1998 con la creazione di due distinte cooperative di base (l’Italcarni per i soci conferenti suini e l’Unicarni per i conferenti bovini) che si occupavano del conferimento e della macellazione dei capi e che controllavano Unibon salumi, cioè la società di trasformazione.
 
Nel 1999 il gruppo Unibon grazie a 850 miliardi di lire di fatturato, 985 dipendenti, 1000 soci e 10 stabilimenti risultava market leader nella produzione di prosciutti di Parma e occupava il terzo posto fra le maggiori imprese del settore dei salumi.
 
Fonte:
G. Muzzioli, Vicende e protagonisti della cooperativa industrie alimentari modenesi Ciam, Coptip, Modena, 1976.
AAVV, Unibon salumi: cinquant’anni di cooperazione nella grande tradizione della salumeria italiana, Unibon salumi, Modena, 2000.
 
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