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 Consorzio cooperative costruzioni

Questa realtà cooperativa ha le sue origine nel Consorzio fra birocciai, carrettieri e affini che si costituì nel 1912 a Bologna, riunendo i 400 soci delle 8 cooperative operanti in provincia nel settore. Esso fu costituito allo scopo di combattere la disoccupazione operaia e di competere con gli imprenditori privati nell’acquisizione dei pubblici appalti, grazie alle prospettive apertesi con la legge 25 giugno 1909, n°422. La scelta di essere uno strumento di servizio per le associate, assumendo lavori per affidarli alle cooperative socie, senza eseguirli in prima persona, restò poi il filo conduttore della lunga storia di questo sodalizio. Il primo risultato importante fu l’ottenimento nel 1914 di un appalto novennale per la manutenzione di tutte le strade della provincia di Bologna, perché consentì di dare stabilità alla gestione e maggiore sicurezza ai soci lavoratori. I primi dirigenti cercarono soprattutto di qualificare l’ente su una vasta area territoriale e di diversificare la gamma degli interventi: non solo Bologna, ma anche il resto della regione e la Toscana; non solo manutenzione delle strade ma anche arginatura dei canali e costruzione di ponti e viadotti.
 
Il periodo fra le due guerre pur costringendo all’allontanamento il presidente Delfo Calducci e all’insediamento di un gruppo dirigente legato al partito fascista non coincise con un declino del sodalizio dal punto di vista economico. Infatti, si ebbe sia un' interessante svolta produttiva verso l’attività edilizia, prima di restauro poi di edificazione vera e propria sia un fortissimo aumento del giro d’affari grazie al sostegno fornito da alcuni potenti gerarchi negli appalti pubblici.
 
Dopo la guerra, il movimento cooperativo si riappropriò del suo consorzio, lo denominò Consorzio provinciale delle cooperative di produzione, lavoro e trasporti e nel 1946 chiamò a dirigerlo il socialista Alberto Trebbi. Dopo alcuni anni di forte espansione, dovuta agli appalti pubblici per la demolizione e ricostruzione postbellica, nel 1949-51 esso incontrò crescenti difficoltà nell’ottenimento di nuovi lavori tanto che diverse cooperative socie sia di muratori sia di falegnami (il loro numero si ridusse da 122 a 106) furono costrette a chiudere. Il superamento della crisi fu accompagnata dall’avvio di un lungo processo di riorganizzazione di cui si misurarono i risultati nel decennio successivo: alla fine degli anni sessanta esso aveva conquistato nuovi mercati fuori provincia (Lazio, Campania, Sicilia e poi Friuli), imponendosi non solo come appaltatore ma anche come contractor di grandi opere pubbliche. E’ sulla base di tale risultato che divenne possibile avviare nel 1978 con i consorzi di Modena (1914) e di Ferrara (1945) un processo di fusione dal quale nacque l’attuale Consorzio Cooperative Costruzioni. L’espansione territoriale proseguì nel 1989-90 con la trasformazione del CCC nel consorzio nazionale per il coordinamento complessivo della politica commerciale della Lega nel settore delle costruzioni e nel 1998 con l’incorporazione dell’ACAM, Consorzio Nazionale Cooperative Approvvigionamenti.
 
Parallelamente il CCC si ritagliò una funzione di programmazione unitaria dell’intero sistema, costruendo un’organizzazione in grado di valorizzare al meglio le capacità imprenditoriali delle cooperative: assunse il compito di organizzare i processi produttivi; accumulò al suo interno le risorse finanziarie e costituì assieme ai soci e ad alcuni operatori privati società finalizzate ad interventi specifici. E’ attraverso queste trasformazioni che il CCC è diventato una delle cinque maggiori imprese di costruzioni a livello nazionale, con 230 cooperative associate e circa 20.000 addetti. Tra queste cooperative, i grandi colossi dell’Emilia-Romagna, ma anche medie e piccole cooperative, di cui 40 nei trasporti, 20 nei servizi e 20 nel settore industriale.
 
Fonte:
F. Fabbri, Storia del consorzio cooperative costruzioni (1912-1992), Collana Ciriec, F. Angeli, Torino, 1994.
 
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