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 Cooperativa Ceramica di Imola

Nel 1884, l’industriale imolese Giuseppe Bucci decide di trasferire la proprietà del suo opificio ai dipendenti, che lo avrebbero condotto in forma cooperativa. Nasce la Cooperativa Ceramiche di Imola, raro caso di impresa autogestita originata da un atto di generosità di un imprenditore. Il gesto si spiega con le idee politiche di Bucci, sostenitore del mazzinianesimo e del principio “capitale e lavoro nelle stesse mani”.
 
Inizialmente, la forma cooperativa non modifica la struttura di produzione, che resta poco più che artigianale fino agli albori del nuovo secolo. Poi, la partecipazione alle esposizioni industriali consentirà l’acquisizione di un migliore know-how, e l’ingresso in un circuito commerciale più elevato.
 
Nel 1910 inizia la produzione industriale di piastrelle smaltate, sospesa durante la prima guerra mondiale e riattivata nel 1919. Durante il fascismo continua la dicotomia dell’attività manifatturiera – alla produzione in serie si accompagna la produzione artigianale (o come si diceva all’epoca, “artistica”) – e la maggior parte delle risorse vengono convogliate in un miglioramento del ramo commerciale.
 
Negli anni della seconda guerra mondiale, la mancanza di approvvigionamenti e la carenza di personale obbligano l’azienda a limitarsi alla produzione di materiale refrattario; successivamente i bombardamenti alleati distruggono quasi interamente lo stabilimento.
 
Nel dopoguerra è possibile una ripresa grazie ai finanziamenti della Banca Popolare di Imola, ma lo sviluppo degli anni successivi è anche da leggersi nella creazione di un istituto tecnico-professionale imolese che conteneva una sezione “ceramisti”. E’ così assicurato all’impresa un ricambio delle risorse umane che si risolve nell’immissione a vari livelli di periti e tecnici competenti, in grado di orientare la produzione verso strade innovative e di ampio mercato.
 
Non manca in queste fasi un’attenzione di fondo ai principali distretti del settore (Sassuolo, Faenza), con rapporti di vario genere con imprese omologhe, e con l’ingresso in altri rami di attività (stoviglie, costruzioni). Durante il miracolo economico, il boom dell’edilizia fa da traino al mercato delle piastrelle, e permette una rilevante espansione quantitativa: nel ’62 si toccano i 630 dipendenti (di cui 184 soci).
 
La crisi degli anni settanta ridimensiona le cifre del successo; ma la volontà di mantenere la propria produzione in una fascia qualitativamente elevata, e la sostanziale continuità di investimenti in ambito tecnologico e di know-how, permettono il superamento dei momenti più difficili. La risalita successiva è all’insegna di un potenziamento del commercio con l’estero – negli anni novanta l’export copre oltre i due terzi del fatturato – e trae le risorse da quel ciclico reinvestimento degli utili che rappresenta una delle potenzialità principali della ragione sociale cooperativa.
 
Fonte:
Fiorenza Tarozzi, La società cooperativa di Imola. Un’esperienza ultracentenaria, Cinisello Balsamo, Silvane Editore, 1994.
 
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