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 Romeo Galli

(Imola (BO) 1872 - 1945 ) Nasce da una modesta famiglia e, in età scolare, compie studi tecnico-commerciali. E’ affascinato dagli ideali socialisti, propugnati ad Imola con notevole successo da Andrea Costa.
 
Appena quindicenne esordisce in pubblico con un improvvisato discorso, in occasione di una celebrazione semi-clandestina della festa del primo maggio. Inizialmente trova lavoro presso l’ufficio del registro, poi passa alla biblioteca comunale dove ha modo di frequentare alcuni intellettuali locali e di riprendere, da autodidatta, diverse letture di carattere politico o economico. Arriva così ad elaborare una posizione teorica per molti versi originale ed autonoma, seppur inscrivibile nel filone del socialismo riformista alla Prampolini.
 
Le sue principali formulazioni riguardano l’istituto cooperativo; partendo dall’analisi del modello inglese e di quello belga, egli reinterpreta l’economia politica marxista: la molla del profitto capitalistico non sarebbe il plusvalore, quanto l’artificiosa maggiorazione dei prezzi da parte dei commercianti, pertanto – a suo dire – se si sottraessero i consumatori al ciclo di produzione capitalistica, riunendoli in cooperativa, si priverebbe il sistema di una buona parte di profitto. Di qui, la sua idea che la cooperazione di consumo dovesse godere di una centralità politico-economica all’interno del movimento. E infatti, tra le sue prime creazioni, vi fu il Magazzino Generale Cooperativo di Imola (1903), del quale rivestì la carica di Presidente fino al 1926, allorchè ne fu estromesso dal fascismo.  
 
Nei primi due decenni del novecento fu animatore e dirigente di molte altre cooperative imolesi: dalla muratori di Sasso Morelli alla birocciai di Sesto Imolese ed Osteriola. Nel frattempo rafforzò le sue convinzioni riformistiche: si disse contrario alla socializzazione della terra, alle soluzioni operaistiche e poco imprenditoriali delle cooperative di produzione e lavoro, all’idea che lo Stato fosse un nemico. Anche per questi motivi, credette fino all’ultimo ad una soluzione di compromesso con il fascismo: nel ’26, con le leggi “fascistissime”, abbondonò definitivamente ogni incarico nel mondo della cooperazione e ritornò al proprio lavoro in biblioteca.
 
Cultore dell’antifascismo, dopo la caduta del regime fu nuovamente tra i principali dirigenti della ricostruzione del movimento a Imola, ma la morte lo colse poche settimane dopo la Liberazione. Forte di una cultura sprovincializzata e di una conoscenza diretta di varie esperienze cooperative, è ancora oggi la principale figura storica di riferimento della cooperazione imolese.
 
Per approfondire:
Quinto Casadio, Uomini insieme. Storia della cooperazione imolese, I volume, Imola, La Mandragora, 1996.


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