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 Sacmi

All’indomani del primo conflitto mondiale, nel 1919, nove meccanici imolesi danno vita alla Società Anonima Cooperativa Meccanici di Imola (SACMI).
 
L’intento iniziale è di trovare nel lavoro associato un mezzo per difendersi dalla disoccupazione e dal ridimensionamento salariale. Imola è uno dei poli nazionali della cultura e dell’azione cooperativa: tra i principali animatori del movimento locale figurano Andrea Costa, Romeo Galli e Giulio Miceti. Questi ultimi due, comprendono quasi subito che la SACMI non può avere solo l’esigenza del sostentamento dei soci e delle loro famiglie, ma deve svolgere un vero e proprio ruolo imprenditoriale nell’industria meccanica. Anche se l’attività dei primi anni è parzialmente condizionata dall’avvento e dalla maturazione della dittatura fascista – che ad Imola come altrove si compone di violenze, intimidazioni e pressioni di varia natura – la SACMI riesce a ritagliarsi un proprio spazio politico-economico, mostrando interessanti indici di crescita.
 
Avviatasi con varie attività di natura artigianale, come semplici riparazioni o collaborazioni con imprese di costruzioni, negli anni trenta giunge ad intravedere nuove possibilità di sviluppo in ambito progettuale e realizzativo; il consiglio di amministrazione vaglia diverse ipotesi – macchine agricole, piccoli impianti, strumenti meccanici per l’artigianato – e alla fine propende per iniziare a costruire una “pulitrice di arance”. Questo macchinario, il primo realizzato e prodotto con il proprio marchio di fabbrica, ottiene un deciso successo nonostante la congiuntura economica non favorevole, e induce la dirigenza della cooperativa a procedere sulla stessa falsariga.
 
Passata la seconda guerra mondiale, inizia la fase della ricostruzione: è in queste circostanze che si allacciano dei buoni rapporti con la Cooperativa Ceramica di Imola, un’azienda gravemente colpita dai bombardamenti, che non ha la possibilità immediata di riprendere la produzione. I meccanici della SACMI lavorano alla riparazione delle presse e delle stampatrici e acquisiscono così il know-how e l’esperienza necessaria per iniziare autonomamente una produzione in serie di queste attrezzature. Gradualmente ci si specializza in nuovi macchinari: dispositivi per la fabbricazione dei tappi a corona, forni industriali di cottura, macchine automatiche per il packaging. Nei primi anni sessanta, la SACMI ha ormai assunto la fisionomia di una moderna impresa industriale, con personale altamente specializzato, rapporti economici con molti paesi esteri e consistenti saggi di profitto ciclicamente reinvestiti nell’impresa. Iniziano anche ad essere proficuamente realizzati i cosiddetti “impianti”, cioè dei sistemi integrati di più macchinari che completano un intero ciclo di produzione.
 
Incomincia poi l’espansione sui mercati stranieri degli anni settanta ed ottanta, che si connota con l’irrobustimento del comparto ceramico che, ancora oggi, rappresenta la principale attività dell’azienda.
 
Attualmente la Sacmi copre l’intero comparto produttivo della ceramica industriale ed è leader nel mondo. Molte sono le società collegate e controllate: dagli Usa alla Cina, dall’Estremo Oriente al Sudamerica. È una tessitura articolata e poliedrica, fedele alle istanze della cooperazione moderna, alla quale la crescente pressione competitiva impone sempre nuove sfide.
 
Fonte:
Quinto Casadio, Uomini insieme. Storia delle cooperative imolesi, II volume, Imola, La Mandragora, 2001.
 
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