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 Gli ultimi sviluppi

A seguito della crescente finanziarizzazione dell’economia, il movimento cooperativo ha rivelato un sempre maggiore bisogno di capitali e la sotto-capitalizzazione delle imprese cooperative ne ha costituito un debolezza storica. Due sono le strade per superare tale debolezza: l’accesso indiretto al mercato dei capitali, attraverso spa a controllo cooperativo, che vengono sempre più acquisite o costituite; la modifica della legislazione a scopi di far affluire maggiori capitali direttamente alle cooperative.
 
Il 31 dicembre 1992 venne emanata la legge n. 59 che introdusse nel nostro ordinamento alcune importanti novità concentrate attorno ad alcuni aspetti finanziari della società cooperativa. Le novità principali riguardavano alcune modalità di finanziamento delle cooperative introdotte allo scopo di avviare a soluzione l’annoso problema della sotto-capitalizzazione. La legge ha istituito due nuove categorie: i soci sovventori le cui risorse finanziarie possono essere utilizzate nell’ambito di fondi per lo sviluppo tecnologico e per la ristrutturazione e il potenziamento aziendale e gli azionisti di partecipazione. Inoltre, la legge ha imposto la destinazione del 3% degli utili societari annuali alla promozione e allo sviluppo della cooperazione. Per le cooperative aderenti ad una associazione di rappresentanza questo contributo è destinato ad un fondo costituito dalla associazione.
 
Il più recente intervento legislativo in ambito cooperativo è quello che ha imposto nel 2002 un più preciso riconoscimento del carattere mutualistico delle cooperative e ne ha ristretto le facilitazioni fiscali. Gli effetti di questa legislazione restano ancora da vedere. Se da un lato il concetto di "mutualità prevalente", pur introdotto con requisiti quantitativi, può essere interpretato come una spinta a rinverdire lo spirito cooperativo, dall'altro non si può non valutare negativamente lo spirito esplicito, contenuto nella legge, a trasformare le cooperative in società di capitali.
 
La cooperazione in tutti questi anni ha consentito a ceti e classi, che altrimenti ne sarebbero stati esclusi, di accedere all’esperienza dell’impresa, di produrre reddito, occupazione e solidarietà, tre aspetti inscindibili del progresso economico e sociale di un Paese civile. Fin che non verrà meno l’aspirazione di molti giovani ad essere protagonisti del proprio lavoro e l’interesse della società verso una democrazia economica dove ci sia non solo la libertà di scegliersi l’ambito del proprio lavoro, ma anche la libertà di scegliere le forme di impresa in cui esercitarlo; dove ci sia non solo la libertà di scegliere i prodotti da consumare, ma anche la libertà di associarsi per proteggere i diritti del consumatore a non essere defraudato né sul prezzo né sulla qualità, il movimento cooperativo conserverà, anzi non potrà se non aumentare la sua attrattiva.

Per approfondìre:
Vera Negri Zamagni, L'impresa cooperativa italiana: dalla marginalità alla fioritura, Helsinki, 2006. Scarica file


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