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 Slovacchia

I primi stadi dello sviluppo cooperativo in Slovacchia ebbero luogo intorno al 1918, quando la Slovacchia era ancora parte dell’Ungheria nell’Impero Austro-Ungarico. Quindi i primi sviluppi della cooperazione in Ungheria sono condivisi anche dalla Slovacchia. Nel 1918 la nazione raggiunse l’indipendenza come parte della Cecoslovacchia federata e, da allora al 1992, la sua esperienza cooperativa fu concomitante e parallela a quella cecoslovacca. Nel Dicembre 1992 la Slovacchia divenne nuovamente una nazione autonoma. La prima cooperativa, una società di credito per agricoltori, fu fondata in Slovacchia nel 1845 nel villaggio di Sobotiste. La prima legge cooperativa fu emanata nel 1873 e fu applicata in tutto il territorio Ungherese. In quegli anni esistevano in Slovacchia più di 40 associazioni alimentari autonome, precursori delle future cooperative di consumatori. All’inizio del XX secolo ci furono anche i primi passi delle cooperative di abitazione e di artigiani. Quando la Slovacchia si unì a Boemia e Moravia per dar vita alla nuova nazione Cecoslovacca nel 1918, le tradizioni cooperative delle diverse regioni unirono le loro forze e lo sviluppo cooperativo accelerò il suo passo in tutta l’area. Nel 1922 si contavano 5.839 cooperative agricole nel Paese. Gli anni tra le due guerre videro una crescita più lenta ma costante ed una certa diversificazione delle cooperative nell’area Slovacca del Paese, la cui attività significativa ricopriva i settori agricolo, di consumo, di abitazione e di produzione lavoro. La seconda guerra mondiale fu un periodo nero per le cooperative, e i primi sforzi per ristabilire il movimento esistente prima della guerra vennero resi vani dallo stabilirsi di un governo comunista nel 1948, un governo che aveva in mente un ruolo ideologico diverso per le cooperative come parte di una economia socialista. I movimenti di settore esistenti furono riorganizzati, stabilite nuove direzioni e nuove federazioni nelle due nuove repubbliche Ceca e Slovacchia. La crescita del movimento cooperativo continuò, anche se le cooperative erano spesso una struttura imposta più che una scelta democratica. Nel 1989, poco prima del collasso del sistema comunista, c’erano 865 cooperative in Slovacchia con 1.766.606 soci (il 20,6% della popolazione) nei seguenti settori: agricolo—635/392.000; consumo—37/964.266; abitazione—80/352.600; produzione lavoro—113/52.740. Nel 1989 le cooperative Slovacche, insieme a quelle degli altri Paesi dell’Europa dell’est, hanno subito una difficile transizione alla democrazia e alla nuova economia di mercato. Questo passaggio, già difficile, fu reso ancora più complicato dalla divisione della Cecoslovacchia in due nazioni separate nel 1992. Il rapporto ICA del 1995 rifletteva alcuni di questi cambiamenti all’interno della Slovacchia—un certo numero di nuove associazioni cooperative ed una riduzione del numero totale di soci. Nel 1995 si contavano 1.328 cooperative con un totale soci di 1.425.917 (il 20,6% della popolazione). Un rapporto statistico ICA del 1996 dimostra più chiaramente i risultati di questa transizione—1.108 cooperative con 782.966 soci nei seguenti settori: agricolo—757/126.000; consumo—40/220.604; sanitario—1/320.413; abitazione—130/98.387; assicurazioni—1/nd; produzione lavoro—170/17.562. L’adesione cooperativa raggiungeva allora solo il 14,6% della popolazione.
 
Fonte:
Jack Shaffer, Historical Dictionary of the Cooperative Movement, The Scarecrow Press, Inc. Lanham, Md., & London 1999.

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