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 Enea Cavalieri

(Ferrara 1848 - Roma 1929) Cresciuto in una famiglia di tradizioni liberali, nel 1870 si laureò in giurisprudenza all'Università di Pisa con una tesi dal titolo Sugli eserciti permanenti, in cui sosteneva l'importanza dell'azione statuale come garanzia degli interessi dell'intera collettività.
Dopo una breve esperienza come amministratore della Società che affittò nelle valli del Comacchio per la pesca dell'anguilla, nel corso della quale cercò, senza successo, di creare istituzioni di assistenza e promozione economico-sociale a favore dei pescatori comacchiesi, nel 1875 collaborò con Sonnino e Franchetti, coi quali aveva condiviso l'esperienza universitaria, alla realizzazione dell'inchiesta sulla Sicilia, che mise a nudo l'intollerabile stato di arretratezza delle plebi contadine.
 
L'anno successivo iniziò un lungo viaggio attorno al mondo, che gli servì per verificare in particolare le condizioni economiche e sociali dei paesi più avanzati, verso i quali si era diretto con maggiore intensità di flusso migratorio delle popolazioni europee colpite dalla crisi agraria. Dall'insieme di queste molteplici esperienze, Cavalieri enucleò alcune fondamentali idee che avrebbero accompagnato il suo successivo cammino di intellettuale e di organizzatore "liberal-sociale"come amava definirsi: si trattava dell'importanza attribuita all'associazionismo a tutti i livelli e della spiccata predilezione verso il mondo agricolo, che gli valsero la partecipazione agli organismi consultivi del Ministero di agricoltura, industria e commercio. Nell'ambito di uno di questi organismi, il Consiglio di agricoltura, nel 1885 Cavalieri promosse un'indagine sulla diffusione della pellagra nella provincia di Ferrara, in base alla quale presentò due proposte di legge intese a prevenirne le cause.
 
Negli stessi anni in cui sviluppava tali iniziative, Cavalieri iniziò ad avvicinarsi al mondo della cooperazione, affrontando il tema del rapporto tra credito e cooperazione (titolo che attribuì alla rivista fondata con Luzzatti nel 1889) e, sul versante agricolo, proponendo un modello di cooperazione imperniato sull'acquisto in comune da parte degli agricoltori di sementi, piante foraggere, concimi chimici e attrezzature. Era il modello che anticipava la formazione dei consorzi agrari, che già a Piacenza, nel 1892, si riunirono in Federazione nazionale, della quale Cavalieri tenne la presidenza sino al 1906.
 
La medesima attenzione verso i problemi del mondo agricolo lo indusse a promuovere nel 1896 la Società degli agricoltori italiani, che si prefiggeva di svolgere una funzione non solo di conoscenza ma anche propositiva. L'ampia esperienza maturata nel campo dell'associazionismo gli era valsa nel frattempo la richiesta di redazione dello statuto della Lega nazionale delle cooperative, la cui bozza, che si ispirava a un modello di cooperazione neutro sotto il profilo della lotta sociale, venne discussa nel congresso di Sampierdarena nel 1893. Era la stessa ispirazione che lo condusse successivamente a proporre la fondazione di Camere di agricoltura, nelle quali fossero rappresentati pariteticamente tutti i ceti agricoli, e a sostenere la revisione dei patti colonici a favore dei contadini.
 
 La sua parabola di liberal-sociale iniziò tuttavia la fase discendente nella violenta congiuntura della prima guerra mondiale, alla quale prese parte come volontario nei bersaglieri, per esaurirsi nel clima di rovente contrapposizione sociale del primo dopoguerra. Uscito dalla scena politica dopo la svolta antiliberale e autoritaria di Mussolini, si spense a Roma nel 1929.
 
Per approfondire:
M. Fatica, Cavalieri Enea, in Dizionario biografico degli Italiani, vol XXIII, Roma, 1979.


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