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 Luigi Luzzatti

(Venezia 1841 - Roma 1927) Nato a Venezia nel 1841 e trasferitosi agli inizi degli anni Settanta a Milano, il Luzzatti fu esponente di rilievo della Destra storica. Il conservatorismo che ne caratterizzava il pensiero politico si traduceva sul piano della prassi in un appoggio all'iniziativa dello Stato in campo economico e sociale: l'intervento di quest'ultimo avrebbe dovuto sorreggere la diffusione dello sviluppo industriale e al contempo provvedere alla tutela e alla salvaguardia dei ceti più umili. Sotto questo aspetto, l'impostazione di Luzzatti si differenziava da quella più tradizionale dei filantropi illuminati, che ritenevano di poter arginare la dilagante "questione sociale" con un paternalistico e benevolo controllo dall'alto dei ceti lavoratori.
 
La cooperazione, sostenuta dalle autorità e dagli organismi statali, poteva al contrario rappresentare una valida alternativa per le classi lavoratrici, al fine della loro pacifica integrazione nelle nuove strutture economiche e della promozione del loro benessere materiale. Nonostante il Luzzatti intendesse promuovere e diffondere l'idea in tutti i settori economici, come dimostrano anche i numerosi articoli pubblicati nella rivista da lui fondata nel 1867, "Cooperazione e industria", fu soprattutto nell'ambito del settore creditizio che egli riteneva dovessero svilupparsi iniziative cooperative volte ad incoraggiare la raccolta e il successivo impiego di risorse finanziarie.
 
Dalla constatazione che occorreva superare l'esperienza delle tradizionali istituzioni creditizie, quali banchi privati e Monti di pietà - le uniche per la verità accessibili a vasti strati della popolazione - all'esaltazione delle casse di risparmio, diffuse "presso i popoli più civili", alla promozione infine di Banche popolari simili a quelle sorte in Germania e considerate come una sorta di "baluardo del credito dei meno agiati" il passo era breve. Tali organismi, il cui promotore era stato, come si ricorderà, l'economista tedesco Schulze-Delitzsch, presentavano il carattere giuridico di società anonime a responsabilità limitata: esse si proponevano la raccolta dei depositi dai soci, che sarebbero stati favoriti nelle operazioni di credito, potendo ottenere denaro ad un tasso di interesse contenuto, tramite prestiti od operazioni di sconto di cambiali. In tal modo, sosteneva il Luzzatti, l'operaio si sarebbe avviato a diventare esso stesso banchiere. In realtà, come già allora affermavano polemicamente altri esponenti del movimento cooperativo, la base sociale che sosteneva l'azione creditizia svolta dalle banche popolari era assai ampia e composita: ne facevano parte l'artigiano e il piccolo imprenditore industriale, il commerciante al minuto e l'agricoltore, il grande industriale e il grande proprietario terriero.
 
Preannunciata nel 1863 dal volume La diffusione del credito e le banche popolari, il 28 marzo dell'anno successivo sorgeva a Lodi per diretto interessamento del Luzzatti la prima banca popolare, emulata negli anni successivi da altre decine di analoghe istituzioni, diffuse nei centri urbani maggiori e minori del'Italia.
 
Per l'ampiezza della diffusione, la rilevanza dei depositi raccolti e l'importanza degli impieghi economici, esse si imposero come componente fondamentale e caratteristica del sistema bancario moderno della penisola. Come dichiarò molti anni più tardi Luzzatti nella relazione che, nel 1910, accompagnava il disegno di legge per l'istituzione di una Banca del lavoro e della cooperazione: "lo Stato con le grandi banche di emissione ha, come era dovere suo, procurato il credito ai potenti, ai forti, agli agiati; si deve, sull'esempio di altri paesi , favorirlo anche agli umili, completando per tal guisa la sua funzione sociale(....); nel nostro paese (...) le istituzioni di credito germinate dal popolo hanno attinto a inesauribili energie la grandezza e la genialità che formano l'ammirazione di altri Stati".
 
Per approfondire:
Paolo Pecorari, Economia e riformismo: studi su Giuseppe Toniolo e Luigi Luzzatti, Milano, Jaka Book, 1986.
Paolo Pecorari, Luigi Luzzatti e le origini dello statalismo economico nell'Italia della destra storica, Padova, 1983.


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