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 Emanuele Lanzerotti

(Romeno (TN) 1872 – Masnago (VA) 1955) Emanuele Lanzerotti nasce a Romeno, in Val di Non, il 10 aprile 1872. E’ il primogenito e unico maschio di quattro figli di una famiglia benestante. Frequentato il ginnasio a Trento, prosegue gli studi alle università di Graz e Vienna, conseguendo nel 1899 il titolo accademico in scienze fisiche. Durante il periodo studentesco viene attratto dalle posizioni radicaleggianti delle associazioni studentesche di matrice liberale ma aperte alla nascente ideologia socialista. Alla fine del 1894 è invitato dal parroco di Romeno, Don Francesco Giuliani, a tornare da Graz per occuparsi di una nuova iniziativa, la fondazione di un magazzino sociale cooperativo. Lanzerotti comprende che quella soluzione può costituire la prima risposta ai problemi sociali causati dal capitalismo, nonché alla questione sociale, messa in evidenza nel 1891 da Papa Leone XIII nell’enciclica Rerum Novarum. Nel luglio dell’anno successivo egli rappresenta la Famiglia cooperativa di Romeno, fondata da pochi mesi, all’adunanza generale per la costituzione della Federazione dei consorzi cooperativi. Abbandona le idee radical-socialiste ed insiste affinché il movimento cooperativo si connoti e si ammanti della dottrina cattolica.
 
Il 5 marzo 1896 alla sessione della giunta permanente della Federazione delle Casse rurali e dei Sodalizi cooperativi della parte italiana della provincia, tenutasi nella sede del Consiglio provinciale dell’agricoltura, alla presenza del presidente Don Lorenzo Guetti, Lanzerotti tiene una breve relazione dal titolo "Cooperazione. Contributo allo sviluppo". Per Lanzerotti il principio su cui si fonda la cooperazione è quello «di giustizia e libertà; è la forza risultante dall’unione di più individui, che cercano, aiutandosi, il benessere proprio e comune. Il vincolo che unisce i diversi membri è la solidarietà e la reciprocanza dei diritti e dei doveri». Ci tiene particolarmente a sottolineare che per lo sviluppo della cooperazione nelle quattro principali forme cooperative, quella di credito, di consumo, di produzione e di costruzione, è da auspicarsi un progressivo fiorire di queste due ultime.
 
Lanzerotti passa quindi dalla teoria alla pratica e l’11 maggio 1897 fonda la “Cassa rurale cattolica di Romeno”, la prima a carattere confessionale nel Trentino. Nello stesso anno entra come consigliere nella Federazione e diviene portavoce dei “confessionali”, una linea interna al movimento cooperativo che sostiene un modello cooperativo intimamente legato ai valori religiosi. A lui va ascritta la fondazione della “Cooperativa delle Cooperative” o “Madre delle cooperative”: il SAIT, consorzio delle cooperative di consumo. Nel 1899, infatti, la Federazione gli affida il compito di stilare lo statuto modello per le Famiglie cooperative e poi del SAIT. Da questo momento Lanzerotti diviene Presidente del Sindacato Agricolo Industriale Trentino e vicepresidente della Federazione dei consorzi cooperativi, cariche che mantiene fino agli anni antecedenti allo scoppio del Primo conflitto mondiale. Assume poi diverse altre mansioni fra cui quella di Direttore del bollettino “La Cooperazione Trentina” fino al 1907, di Presidente delle Officine elettriche dell’Alta Anaunia e dal 1907 dell’Unione trentina per le imprese elettriche (UTIE). In campo politico, nel 1902, Lanzerotti è Presidente del comitato promotore per il Partito sociale cristiano trentino e uno dei compilatori del programma dell’Unione politica popolare (1904) poi Partito popolare; nel 1907 viene eletto deputato del Consiglio dell’impero.
 
Inizialmente autonomista poi irredentista, ma sempre antiliberale e anticapitalista, nel 1911 viene allontanato dal Partito popolare trentino per il quale ha ricoperto la carica di deputato al Reichsrat di Vienna dal 1907. Dopo essere stato uno dei protagonisti del “risorgimento economico” trentino, Lanzerotti nel 1913 si trova costretto, spinto dai dissensi con la Federazione e il Comitato diocesano, nonché delle conseguenti restrizioni economiche e della sua posizione dichiaratamente irredentista, ad allontanarsi dal Trentino per trasferirsi a Milano.
 
Nel dopoguerra, prova a reinserirsi nel tessuto cooperativo trentino, specialmente in difesa dei consorzi elettrici cooperativi che corrono il rischio di cedere il passo a imprese speculative. Il suo assiduo impegno, testimoniato da un nutrito carteggio raccolto nel fondo corrispondenza della Federazione (1919-1925), non consegue l’esito desiderato, benché alla XXIII assemblea congressuale della Federazione del 28 aprile 1921 la sua presenza sia salutata con un’ovazione. Dopo il commissariamento fascista dei maggiori enti economici cooperativi trentini, Lanzerotti risulta eletto nel consiglio direttivo della Federazione e quindi nel comitato organizzativo, da lui stesso proposto, che si occupa della partecipazione delle cooperative trentine alla Mostra nazionale della cooperazione a Roma. Alla XXX assemblea congressuale della Federazione Lanzerotti non manca di prodigare consigli, specialmente riguardo alla riorganizzazione dei caseifici sociali trentini e al costituendo Consorzio provinciale delle latterie trentine, che, a suo parere, per avere il carattere di ente cooperativo regionale non speculativo deve anzitutto raccogliere l’adesione di buona parte delle Latterie sociali. Il suo parere viene accolto e apprezzato, dal momento che con il tempo il Consorzio dimostra realmente di essere un tassello vitale del sistema autarchico imposto dalle politiche economiche obbligate dal partito fascista italiano.
 
Nel 1933 Lanzerotti esce di scena e si ritira a Milano dove opera come ingegnere nel campo elettrico e ferroviario. Non abbandona per un solo istante la cooperazione, però stenta a trovare consenso in quella trentina. A seguito di dolorose vicende familiari e del suo tracollo economico, nel 1936 chiude lo studio di ingegnere e si trasferisce a Masnago (Varese), dove muore il 3 settembre 1955.
 
Per approfondire:
Fabio Giacomoni – Renzo Tommasi, Le radici della cooperazione di consumo trentina, Trento, Publistampa, 1999.


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