home | centro di documentazione sulla cooperazione e l'economia sociale
via Mentana 2
40126 Bologna
Tel. 051.231313
Fax. 051.6561934
scrivici una mail
mail 
IL CENTRO PROGETTI RISORSE NEWS EDITORIA UNIVERSITA' LINK MAPPA

Home > Storia > Storie di vita > A - L > Don Lorenzo Guetti

«

pagina precedente

 Don Lorenzo Guetti

(Vigo Lomaso (TN) 1847 - 1898) Lorenzo Guetti Junior (per distinguerlo dallo zio che aveva il medesimo nome), nacque a Vigo Lomaso, il 6 febbraio 1847, da Girolamo Guetti e Rachele Molinari, primo di una numerosa famiglia: 11 maschi e 2 femmine. Ordinato sacerdote nel 1870, dopo aver compiuto gli studi all’Arcivescovile e al Seminario, fu destinato a Terragnolo dove operò per sette anni come coadiuvatore del parroco, studiando e diffondendo le moderne tecniche agricole. Durante una grave epidemia di vaiolo soccorse gli ammalati con pericolo per la sua stessa vita. Trasferito a Quadra nel Bleggio come curato, nel 1878 continuò qui per quindici anni la sua esperienza sacerdotale e la sua attività nel campo dell’agricoltura fino a diventare Presidente del Consorzio Agrario Distrettuale di S. Croce e membro della Giunta della Sezione di Trento del Consiglio provinciale dell’Agricoltura.
 
Ma l’aspetto dei problemi economici che interessò Don Guetti fu soprattutto quello sociale. In particolare fu tra i primi a studiare il fenomeno dell’emigrazione che in quegli anni era diventato macroscopico in tutto il Trentino. Don Guetti scrisse e pubblicò una Statistica dell’emigrazione avvenuta nel Trentino dal 1870 in poi (Monauni Trento 1889). La sua attività si caratterizzò così per questo stretto legame fra impegno sacerdotale e realizzazioni concrete, tra enunciazioni e fatti, con il sostegno di una fede profondissima che ne segnò tutta la vita e l’opera. La promozione dell’uomo, la difesa dei deboli, l’elevazione culturale e spirituale del popolo sono in Don Guetti obiettivi che traducono il messaggio evangelico nella storia e nella vita di tutti i giorni. «In tutto il nostro scrivere ed operare – afferma don Guetti nel suo testamento spirituale – era chiaro che volevamo mettere in pratica, ossia manifestare con le opere quella fede che tutti fin dalle fasce, ereditammo dai nostri padri e nella quale fummo educati».
 
Probabilmente proprio il lavoro sull’emigrazione spinse Don Guetti a cercare una risposta originale, locale, alla miseria e all’usura di quegli anni e alla grave crisi che attanagliava tutto il Trentino. L’agricoltura stava faticosamente riprendendosi dalle inondazioni del 1882 e del 1885, dalle malattie come la filossera e la peronospora che avevano colpito duramente le coltivazioni, mentre la zootecnia era decimata dall’afta epizootica. I pur importanti interventi dell’Istituto Agrario di S. Michele e del Consiglio Provinciale dell’Agricoltura non furono però sufficienti a sollevare dalla miseria e dalla arretratezza la gran maggioranza della popolazione che viveva soprattutto nelle vallate. Occorreva una risposta nuova per superare la depressione e la crisi e per innescare un nuovo progresso sociale. Don Guetti trovò questa risposta nella cooperazione e nella solidarietà sociale, nell’autoresponsabilizzazione e nell’autogestione delle comunità rurali.
 
Con l’aiuto determinante della Sezione di Trento del Consiglio Provinciale dell’Agricoltura, a cui facevano capo molti tra i primi pionieri del movimento cooperativo, l’idea cooperativa venne diffusa in tutto il Trentino; vennero predisposti istituti, regolamenti, stampati, supporti tecnici ecc. accanto ad una capillare opera di divulgazione degli ideali e degli scopi che la cooperazione si prefiggeva. Fondamentale fu anche la legislazione austriaca, in particolare la legge nr. 70 de l9 aprile 1873 sui consorzi economici che sosteneva efficacemente la cooperazione rurale. La matrice della cooperazione trentina era mitteleuropea, ispirata ai principi cristiano-sociali di Raiffeisen (1818-1888), pastore protestante tedesco, che a partire dalla metà del secolo scorso aveva diffuso in Germania importanti realizzazioni cooperative tra le quali le Casse Rurali. E fu proprio la cooperazione di credito a garanzia illimitata, dove cioè i soci si univano solidalmente rischiando illimitatamente i propri averi, il modello che contraddistinse la cooperazione di matrice cattolica da altre esperienze.
 
Le prime idee e le prime realizzazioni cooperative erano state introdotte in Trentino dai liberali, in particolare dall’avv. Vittorio Riccabona, secondo gli schemi del giudice tedesco Schulze Delitzsch che prevedevano cooperative di credito a garanzia limitata (molto simili alle banche popolari di Wollemborg). Ma la cooperazione liberale, a parte le Banche Cooperative di Riva (1886), di Rovereto (1883) e di Trento (1885) non ebbe diffusione nelle campagne perché non rispondeva ai bisogni della gente dei campi.
 
In questo contesto assunse un ruolo di primaria importanza il clero, in particolare i parroci delle vallate che erano che erano alla testa del movimento cooperativo: da Don Guetti e Don Lenzi nel Bleggio a Don Lorenzoni nell’alta Anaunia, a Don Panizza in Val di Non e a Folgaria. A questi curati di campagna, andava non solo il rispetto, ma anche la fiducia delle masse rurali e solo loro erano in grado di superare le diffidenze e l’individualismo contadini proponendo il sistema delle Casse Rurali a garanzia illimitata, «uno per tutti e tutti per uno», pratica concretizzazione del messaggio evangelico. L’enciclica Rerum Novarum del 1891 istituzionalizzò l’impegno sociale di tutti i cattolici, clero compreso, al fine di contribuire a risolvere la cosiddetta “questione sociale” secondo i principi cristiani. Il movimento cooperativo trentino in pochi anni ebbe uno sviluppo eccezionale, soprattutto tenendo conto delle condizioni economico-sociali dell’epoca. Don Guetti e i primi pionieri della cooperazione diedero l’avvio ad una rivoluzione pacifica che trasformò il volto della regione: dal 1890, anno in cui a S. Croce nel Bleggio nasceva la prima Società di Smercio e Consumo ribattezzata poi Famiglia Cooperativa, fino alla morte del fondatore, nel 1898, erano già sorte più di cento famiglie cooperative e sessanta Casse Rurali, per un totale di ventimila soci.
 
Le singole cooperative non potevano però rimanere isolate. Per esprimere compiutamente tutte le proprie potenzialità, il movimento cooperativo aveva bisogno di un centro che nello stesso tempo fosse punto di riferimento e vigilanza per le società associate, ma anche polo di formazione e di promozione dell’ideale cooperativo. Sorse così, nel 1895, la Federazione dei Consorzi cooperativi e Don Guetti ne fu il primo Presidente. Alla Federazione fece seguito, nel 1897, il Banco di S. Vigilio, che però non ebbe alcun avvio operativo perché la sua attività, scomparso Don Guetti, fu assorbita dalla Banca Cattolica, nel 1899. Nonostante la morte prematura, che gli impedì di completare la sua opera, Don Guetti lasciò al movimento cooperativo, e a tutto il Trentino un forte messaggio di unità, di promozione umana e di solidarietà ed un grande esempio di coerenza e di rigore morale che ne fanno uno dei personaggi più illustri della terra atesina.
 
Per approfondire:
E. Agostani, Lorenzo Guetti. La vita e l’opera nella realtà trentina del secolo Ottocento, Padova, Editoriale Programma, 1985;
G. Zalin, L’economia valligiana e la società contadina negli scritti di un protagonista dell’Ottocento trentino: don Lorenzo Guetti, in “Economia e Storia. Rivista italiana di storia economica e sociale”, anno 1981, n. 3,
A. Leonardi (a cura di), Lorenzo Guetti: un uomo per il Trentino, Trento, Temi, 1998.


pagina per la stampa

HOMEPAGE IL CENTRO