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 Ceis don L. Milani di Mestre

Il Centro Solidarietà don Milani è un gruppo di imprese cooperative nato nel 1985 come comunità terapeutica per tossicodipendenti, per dare risposte non solo terapeutiche ma anche lavorative a chi dopo un percorso di recupero si avviava a ritornare alla società. Dalla sua nascita al 2002 il centro ha seguito 1200 giovani tossicodipendenti e 1000 famiglie e nel 2002 accoglieva nelle sue 10 strutture circa 150 giovani seguiti da 70 operatori e da oltre 200 volontari, inoltre si occupava dell’inserimento lavorativo di oltre 90 persone attraverso 4 cooperative sociali.
 
Sino alla fine degli anni ottanta al centro aveva aderito solamente la cooperativa Unione, la quale a sua volta era stata costituita nel 1975 allo scopo di fornire ai propri soci continuità e occasioni di lavoro a condizioni migliori di quelle offerte dal mercato. Per fare ciò la cooperativa aveva cominciato a gestire servizi socio-sanitari ed educativi, particolarmente in comunità di assistenza, e la riabilitazione di persone moralmente, psichicamente e fisicamente bisognose quali anziani, infermi, tossicodipendenti, extracomunitari e altre persone appartenenti a fasce sociali deboli. Nel 2002 questa cooperativa contava 8 soci volontari, 41 soci lavoratori e 9 lavoratori autonomi, grazie ai quali seguiva 143 persone per un fatturato di 2 milioni di euro.
 
All’inizio degli anni novanta il centro don Milani conobbe la prima espansione con la costituzione di 2 nuove cooperative. Nel 1991 venne fondata la cooperativa sociale Labor (di tipo b) per meglio curare la fase conclusiva del programma di recupero della tossicodipendenza grazie allo svolgimento di lavori prettamente manuali e artigianali: nel 2002 essa contava 4 soci ordinari e 20 soci lavoratori e aveva realizzato un fatturato di 1,2 milioni di euro. Nel 1994 venne creata la cooperativa Co.Ge.S per perseguire le stesse finalità ma nel settore dei servizi: nel 2002 essa contava 39 soci lavoratori e aveva realizzato un fatturato di 1,2 milioni di euro.
 
Nel 1995 venne avviata un’importante trasformazione con la individuazione di una nuova modalità di lavoro, incentrata sui progetti. Il cambiamento organizzativo impose un salto di tipo culturale perché rese necessario che le persone che operavano nelle singole cooperative non solo disponessero di capacità operative ma acquisissero anche capacità strategiche e progettuali.
 
Nel 1999-2000 vi fu un ulteriore allargamento del gruppo con la costituzione di una nuova cooperativa sociale “Donna Lavoro” (oggi denominata Passport), grazie ad un progetto finanziato dal dipartimento pari opportunità, la quale aveva come finalità di offrire occasioni di lavoro a donne a rischio di esclusione sociale. In questo modo, tra le altre cose, si cominciò a trasferire il modello di inserimento lavorativo studiato e utilizzato per i tossicodipendenti anche ad altri soggetti deboli (prostitute, detenuti, ecc..). Nel 2002 essa contava 11 soci ordinari e aveva realizzato un fatturato di 24.400 euro.
 
Nel 2000, infine, venne creata l’Associazione Millesoli la quale riuniva tutti i volontari e i familiari che prestavano la loro opera presso le varie strutture del centro di solidarietà don Milani, con lo scopo di provvedere all’organizzazione e alla formazione dei volontari e alla promozione di iniziative di sensibilizzazione rivolte al territorio. Il gruppo aderisce al consorzio G. Zorzetto e alla Confcooperative
 
Fonte:
Ferdinando Azzariti, Il capitalismo sociale. L’individuo per lo sviluppo dell’impresa, Milano, Franco Angeli, 2003.


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