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 Coop Liguria

La prima cooperativa di consumo Ligure nacque nel 1865 nel Genovese, in località Sampierdarena, per iniziativa di un centinaio di soci dell’Associazione operaia universale. Fra costoro non tardò ad emergere la figura dell’ex-garibaldino Carlo Rota, che diede all’organizzazione una inequivocabile impronta mazziniana. Nel 1893, la Liguria contava già 42 cooperative di consumo, concentrate prevalentemente nel capoluogo e nel Savonese. In età giolittiana, si consolidò la leadership di due società principali, il Consorzio delle cooperative di consumo di Genova e l’Alleanza cooperativa Ligure “Avanti” di Sampierdarena, che alla vigilia del primo conflitto mondiale gestivano vendite rispettivamente per 1,5 e 1,3 milioni di lire. Allorché il fascismo iniziò la sua campagna antisocialista ed anticooperativa, il Consorzio genovese riuniva ben 233 società, primo in Italia fra gli organismi dello stesso genere, mente l’Alleanza aveva raggiunto i 4.000 soci.
 
Il radicamento della cooperazione di consumo in Liguria era notevole, ma qui più che altrove il fascismo aveva avuto ragione di una resistenza che non poteva essere grande a causa della fragilità delle piccole cooperative sparse su un territorio ameno, ma aspro. Dopo la seconda guerra mondiale, dunque, il movimento dovette essere interamente rifondato. I suoi nuclei portanti sono localizzati a Genova e a Savona, ma è quest’ultima città ad allevare un gruppo di cooperatori capaci di tenere le fila dei primi strategici passaggi verso il compattamento e la leadership regionale. Il 21 marzo 1945, un mese prima della Liberazione, ventisette cittadini savonesi davano vita alla Cooperativa comunale di consumo fra i lavoratori di Savona. Dopo alcuni cambiamenti degli organi dirigenti, finalmente in settembre la cooperativa potè iniziare a funzionare vendendo merce comprata al mercato nero. A novembre la cooperativa contava già 18 dipendenti e gli affari andavano così bene che a Natale ogni dipendente ricevette in dono un panettone. Con l’apertura di nuovi spacci anche fuori del comune di Savona e l’assunzione in gestione di altre cooperative (come quella di Varazze e lo spaccio interno della più grande azienda savonese, l’ILVA), il nucleo originario mostrò capacità imprenditoriale. Il 5 giugno 1949 la ragione sociale venne cambiata in Alleanza Cooperativa Savonese e il nuovo organismo si collegò con l’AICC. L’ACS si trovò a fare i conti con la mancanza di professionalità di molti gestori dei troppi spacci minuscoli che possedeva e con la disoccupazione seguita ai licenziamenti operati dalle fabbriche che avevano lavorato per la guerra. Nel 1954 avvenne la prima svolta “manageriale”, con l’introduzione della figura del consigliere delegato, che doveva seguire l’attività della cooperativa a tempo pieno, sollevando i consiglieri da responsabilità troppo pesanti. Il primo ad essere nominato a tale incarico fu Adolfo Santarelli, che si battè per introdurre il ristorno generalizzato a tutti i clienti. L’anno dopo Santarelli fu eletto Presidente.
 
Incominciò così una prima riorganizzazione aziendale, mentre proseguivano le attività sociali che guadagnavano alla cooperativa altri soci. Nel 1961 si diede avvio al progetto che farà fare un primo salto di qualità all’ACS: l’individuazione di un terreno nel quartiere di Lavagnola per la costruzione di un nuovo magazzino moderno a self-service, che verrà inaugurato alla fine nel 1965. Intanto si aprivano trattative per fusioni, che si concretizzarono nel 1962; vennero incorporate le cooperative di Altare, Valbormida (con spacci in Cairo e Bragno), Ferrania, Millesimo. Gli spacci più piccoli furono chiusi e si procedette all’ammodernamento degli altri, ma l’equilibrio contabile tardava ad essere raggiunto per l’esiguità dei mezzi a disposizione. La cooperativa era pronta per un altro salto di qualità, che venne realizzato con la fusione con il secondo soggetto forte della cooperazione ligure: l’Alleanza Cooperativa Genovese.
 
L’ACG aveva avuto un percorso in tutto analogo a quello della ACS: rifondazione immediatamente dopo la fine della guerra; svolta di consolidamento aziendale nella seconda metà degli anni ’50; programma di apertura di negozi moderni a partire dai primi anni ’60, con annessa razionalizzazione contabile-amministrativa e assunzione diretta del personale. Anche in questo caso, l’equilibrio di bilancio riusciva però molto difficile. A Genova era stato inoltre aperto nel 1963 un “ufficio conserve” per conto dell’AICC che iniziò una politica commerciale di marchi coop. Si trattò in primo luogo del pesce conservato “Mares” e delle conserve vegetali “Soldoro”, prodotti in grande quantità e distribuiti in tutti gli spacci del movimento. Fu in questo contesto di grande dinamismo, ma di scarsa solidità economica, che maturò prima che altrove la tendenza ad un’unificazione extraprovinciale e il 17 aprile 1967 la fusione avvenne con l’incorporazione della ACG nella ACS; il 30 aprile 1968 la nuova cooperativa con 58 punti vendita (31 di ACG e 27 di ACS) assunse la denominazione di Coop Liguria.
 
La strada era ormai aperta per un compattamento anche del resto della cooperazione ligure, che era costituita nel 1962 da 34 cooperative. Il 4 agosto del 1968 venne esaminata la proposta di incorporazione della Cooperativa di ferrovieri Grande Genova, anch’essa sorta nell’immediato dopoguerra, che contava 13 punti vendita nei quartieri di Genova ponente e nella Valpolcevera. Si trattava di una bella realtà piena di solidarietà e volontariato, però con scarsi sviluppi manageriali, che certamente non avrebbe potuto sopravvivere di fronte alla competizione di moderne strutture di vendita. Fu poi la volta della Cooperativa di consumo di Sestri Levante e di quella di La Spezia. Nel caso della prima, si trattava dell’unica cooperativa sopravvissuta alle molte fondate nella zona dopo la fine della guerra, che aveva assorbito la coop di Riva, di Lavagna, Casarza, Moneglia e altre. Da notare l’apertura di uno spaccio per agricoltori, dove si poteva trovare paglia, terra, concimi, attrezzi. Negli anni ’60 aveva 13 spacci. Anche a La Spezia la cooperazione di consumo aveva radici antiche; qualche cooperativa era persino sopravvissuta in epoca fascista, ma la maggior parte era stata fondata sull’onda dell’entusiasmo seguito alla Liberazione. Nel 1955 si era costituito un consorzio di acquisti collettivi a livello provinciale; in seguito, si era tentato un compattamento a livello provinciale, sempre con molte difficoltà. Un esempio può servire a spiegare i problemi affrontati. Nelle famose Cinque Terre operava la Cooperativa Cinque Terre, che, per rifornire gli abitanti del paese di Volastra che allora era completamente isolato, aveva comperato due muli e affittato un conduttore che giornalmente partiva dallo spaccio di Riomaggiore per garantire il rifornimento alle famiglie di quel paese.
 
Nel 1970, la Cooperativa di La Spezia e la Cooperativa di Sestri Levante vennero assorbite da Coop Liguria, che si trovò a dover gestire 115 spacci, ridotti a 41 nel 1973, con 546 addetti e solamente 19.211 soci. Mentre il malcontento per le chiusure era grande e i conti non si erano nemmeno troppo raddrizzati, si abbattè la crisi generale e l’inflazione, con risultati disastrosi sui bilanci 1974-75. Anche in questo caso scattò un piano di risanamento variamente articolato: si chiese la solidarietà del mondo cooperativo, il sostegno ai soci, i quali con il prestito sociale, consentirono di recuperare liquidità, e si chiese un impegno anche ai lavoratori, che non si fecero pagare i loro straordinari. Ci fu un cambiamento nei vertici del gruppo dirigente e una crescita dall’interno di un nuovo management. Oltre al risanamento si produssero due risultati importanti: da una parte un forte legame con la base sociale, la quale sostenne in modo forte la cooperativa e dall’altra il consolidamento di un nuovo gruppo dirigente che si rafforzava assieme all’azienda. Il piano industriale venne redatto da un team messo a disposizione dall’ANCC e da Coop Italia, e il piano di sviluppo fu talmente innovativo e accurato da restare la base per gli investimenti negli anni successivi.
 
Si giocò la carta del discount (il primo fu aperto a Cogoleto nel 1976), per tagliare i prezzi nelle realtà più popolari. Nel 1979 la Coop Liguria acquistò tre supermercati dalla società Self 27, che realizzarono da soli un terzo del giro d’affari della cooperativa. Partì poi il programma di sviluppo, che prevedeva non solo l’ammodernamento della rete di vendita, ma anche l’allargamento della rete stessa specialmente nell’entroterra e verso ponente. Nell’entroterra, si ottenne qualche successo nell’Alessandrino, mentre in provincia di Imperia i risultati furono deludenti, con l’unica eccezione di Ventimiglia. Mentre nel 1981 i soci erano poco più di 56.000, nel 1988 avevano raggiunto i 175.000 e i punti vendita erano 37. Nel 1984 si realizzò un’ulteriore fusione con la cooperativa di consumo Antonio Negro, costituita dai famosi “camalli” del 1964 nell’ambito del porto di Genova. Si trattava di una cooperativa assai forte, che aveva dimostrato ottima capacità organizzativa, anche in campi diversi da quello alimentare, raggiungendo nel 1977 un giro d’affari pari a un quarto di quello di Coop Liguria, ma era pur sempre una cooperativa monospaccio. Fu comunque difficile raggiungere il consenso sull’unificazione, che si ottenne facendo leva sull’obiettivo di consolidare il movimento della cooperazione di consumo in regione. Un’ultima fusione va ricordata con la cooperativa Scasa (Società Cooperativa Assistenza Servizi Associati), anch’essa una cooperativa monospaccio che aderì a Coop Liguria nel 1990.
 
Verso la fine degli anni ’80, si decise il passo verso gli ipermercati, per realizzare il quale venne costituito il Consorzio Cooperativo Iperliguria con altre 4 piccole cooperative. Il primo ipermercato venne aperto a Sarzana nel 1992 col nome di Centroluna. Ne seguirono altri tre a Savona (il più grande della regione), a Carasco (vicino a Chiavari) e a Genova-Bolzaneto, portando Coop Liguria alla leadership regionale nel settore. I soci sono lievitati fino a 364.000, pari a quasi un terzo dei cittadini adulti della Liguria; il giro d’affari deflazionato risulta negli ultimi vent’anni aumentato di oltre tre volte. I successivi sviluppi vedono Coop Liguria ben inserita nel contesto nazionale della coop consumatori, impegnata sul fronte del coordinamento distrettuale, dei rapporti con le piccole cooperative, dei progetti di sviluppo al Sud Italia.
 
Fonte:
V. Zamagni, P. Battilani, A. Casali, La cooperazione di consumo in Italia. Centocinquant’anni della Coop consumatori: dal primo spaccio a leader della moderna distribuzione, Bologna, Il Mulino, 2004.
 
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