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 Coop Nordest

Le aree dell’Emilia settentrionale, della Lombardia sud-orientale, del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia – che oggi sono direttamente interessate dall’attività di Coop Consumatori Nordest – hanno storicamente dato origine ad esperienze differenti in fatto di cooperazione di consumo, anche se tutte all’incirca risalenti alle prime fasi dell’Unità d’Italia. In realtà, gli eventi politico-militari per i quali ampie aree del Trivento furono annesse al neonato Stato italiano anche molto dopo il 1861 hanno prodotto, a livello storiografico, alcune lacune conoscitive circa lo sviluppo della cooperazione ottocentesca nelle zone dell’Impero Austro-Ungarico di lingua e cultura italiana.
 
Ad ogni modo, ai primi del Novecento, uno dei comprensori del nostro paese più vivaci in fatto di imprenditoria autogestita era Reggio Emilia, che si caratterizzava per la fervida attività di Giacomo Maffei, di Contardo Vinsani, di Antonio Vergnanini, e di Camillo Prampolini, tra i più noti esponenti regionali e nazionali della cooperazione socialista. Ma ad una certa frammentazione dell’associazionismo reggiano, si andava affiancando un consolidamento delle altre cooperative, antesignane di Coop Consumatori Nordest. Nel 1920, i sodalizi di consumo di Mantova, di Piacenza, di Verona, di Treviso, di Conegliano, di Vittorio Veneto, di Trieste, di Udine e di Tolmezzo erano fra i primi trenta in Italia, anche se il Reggiano restava un fulcro culturale estremamente dinamico e prestigioso.
 
Alla fine della seconda guerra mondiale, la cooperazione in provincia di Reggio Emilia mostrava i segni del declino di epoca fascista: rimanevano solo 12 delle 102 cooperative esistenti nel 1921. Due anni dopo, però, le cooperative di consumo erano già risalite a 138, per il fervore di molti che pensavano alla cooperativa come centro della vita sociale dei soci: vendita di generi alimentari, bar, circoli ricreativi, attività assistenziale, tutto veniva concentrato nella cooperativa. Come altrove, si evidenziò ben presto l’insostenibilità economica di tali cooperative ed iniziò il processo di concentrazione e specializzazione, prima a livello comunale (68 cooperative nel 1957), poi a livello provinciale: Coop Reggio venne costituita, dopo alcuni passaggi intermedi, nel 1971. Quanto alla modernizzazione, Reggio Emilia fu all’avanguardia, avendo aperto un supermercato da 1400 mq, Coop 1, a Reggio Emilia il 19 ottobre 1963, che fu il primo in Italia del movimento cooperativo. Da notare che anche a Reggio Emilia c’era stato un Ente autonomo provinciale dei consumi, che venne tramutato in Consorzio fra le cooperative di consumo nel 1946.
 
Ma la spinta di Coop Reggio a consolidare ulteriormente la sua posizione continuando a compattare altre cooperative limitrofe la portò a guardare verso il nord dell’Emilia e il sud della Lombardia. La cooperazione di consumo in provincia di Parma contava nel 1949 un centinaio di cooperative, ma non riuscì a formare un consorzio, finendo per utilizzare il consorzio reggiano. Il processo di unificazione delle cooperative parmensi si mise in moto e a metà degli anni sessanta venne formata l’Unione Parmense delle Cooperative di Consumo (UPCC), che collaborava sempre più strettamente con Coop Reggio. La fusione fra Coop Reggio e UPCC che arrivò il 1° gennaio 1974 a formare la Coop Nordemilia comprendeva però anche altre cooperative del piacentino e del mantovano.
 
La cooperazione di consumo nel piacentino contava una gloriosa cooperativa, l’Unione cooperativa di consumo, fondata nel 1911, che nel 1950 aveva 22 spacci e si mise alla testa di un processo di fusione, dando luogo all’Unione delle cooperative piacentine. Purtroppo questa cooperativa fallì nel 1970, lasciando la provincia priva di un soggetto forte. Alcune cooperative della provincia si riunirono allora attorno a quella di Pontenure, dando vita alla Cooperative riunite di consumo di Piacenza, mentre altre realtà cooperative, come la Coop di Fiorenzuola d’Arda, confluirono nella Coop Nordemilia.
 
Quanto al mantovano, una decina di cooperative (tra queste quelle di Pegognaga, di S. Benedetto, di Mantova città) si riunirono insieme alla cooperativa La Riscossa di Bondeno nel 1969. Due anni dopo, nel 1971, anche la cooperativa Sermide era pronta per unirsi e venne formata Coop Mantova. La formazione di Coop Nordemilia fu un’occasione opportuna per Coop Mantova, che per storia e tradizione era più legata alla cultura e allo spirito della cooperazione emiliana, per inserirsi in una compagine aziendale solida e dinamica. Cominciava dunque nel 1974 per Coop Nordemilia un’altra storia. Dopo un periodo di assestamento, dal 1982 Coop Nordemilia si impegnò in attività di promozione della socialità cooperativa, come le “giornate dei giovani consumatori”, in campagne contro l’uso esagerato di pesticidi e coloranti additivi, in azioni di gradimento delle comunità del terzo mondo insediate nei suoi territori, in progetti di formazione. Partì poi la corsa ad inserirsi nel business degli ipermercati, con la gestione nel 1989 del primo iper della cooperativa, l’Ipercoop Centro Torri di Parma, seguito a breve distanza di tempo dal Centro commerciale Virgilio di Mantova (1992) e dal Centro commerciale Ipercoop L’Ariosto di Reggio Emilia (1993). Nel 1990 Coop Nordemilia disponeva di 48 punti vendita con 135.000 soci.
 
Intanto proseguiva l’espansione verso il Veneto. Nel 1990 fu la volta di Unicoop Veneto. Le cooperative di consumo del Veneto Orientale mossero i loro primi passi a ridosso della fine della prima guerra mondiale ed ebbero vita dura come tante altre durante il fascismo; risorte dopo la fine della seconda guerra, intrapresero un percorso analogo a quello di tante altre cooperative, ma il loro processo di unificazione fu lento e alla fine verso la metà degli anni 1980 produsse una compagine - Unicoop Veneto - con appena 9 punti vendita, che nel 1986 si piazzava terz’ultima fra le 18 maggiori cooperative censite (si veda la tab. 7.4). Gli affari di Unicoop Veneto, dopo un primo periodo positivo, volsero così al peggio, che la sua incorporazione dentro a Coop Nordemilia fu realizzata nel 1990 creando da parte di quest’ultima una società ad hoc - A & B (Alimentari e Bricò) - che gestiva 8 punti vendita dell’ex Unicoop Veneto (Concordia Sagittaria, Iesolo, La Salute di Livenza, Mogliano Veneto, Oderzo, Portogruaro, Villafranca). Nel medesimo anno Coop Nordemilia aveva assorbito anche la Coop Ci-Emme di Montichiari.
 
Ma la svolta più significativa avvenne nel 1995 con la fusione tra Coop Nordemilia e Coop Consumatori del Friuli Venezia Giulia a formare la Coop Consumatori Nordest. La storia della cooperazione di consumo in Friuli Venezia Giulia è molto lunga e ricca, risalendo indietro fino all’Ottocento. Molte delle compagini erano così radicate fra la popolazione che resistettero persino al fascismo. Fra queste, si stagliò per attivismo e capacità di aggregazione, la Cooperativa operaia di consumo di Borgomeduna (sorta nel marzo 1921), che riuscì ad inserirsi bene nella modernizzazione dei punti vendita, aprendo nel 1980 un supermercato a Maniago. Nel 1984, i supermercati erano sei. Fu questa cooperativa a far da motore per l’aggregazione di altre importanti realtà cooperative dell’area fino a formare nel 1985 la Coop consumatori del Friuli Venezia Giulia. Queste altre realtà erano la Coop Danieli di Buttrio, che a sua volta aveva aggregato nel 1983 varie cooperative dei dintorni di Udine, compresa la Cooperative di Consumo Riunite Rizzi; la Cooperativa Consumo Lavoratori del Monfalconese, fondata nel 1945, che aveva aperto i suoi primi due negozi uno a Monfalcone e l’altro all’interno dei famosi CRDA (Cantieri Riuniti dell’Adriatico); la Cooperativa Operaia Interaziendale (COI) di Gorizia e la Cooperativa di consumo fra ferrovieri dello Stato di Udine, tutte e due fondate nel 1945.
 
La Coop Consumatori del Friuli Venezia Giulia arrivò ad avere 24 punti di vendita moderni, con quasi 120.000 soci, avendo particolarmente curato il rapporto con i consumatori, con campagne mirate alla sicurezza, all’informazione, all’ambiente, ai giovani, all’educazione ai consumi. Coop Consumatori fu la prima azienda in Italia ad escludere i prodotti nocivi all’ozono dal proprio assortimento. La fusione con Coop Nordemilia (che contava all’epoca su 44 supermercati e 3 ipermercati) non avvenne da posizioni di debolezza, ma per la volontà comune alle due cooperative di dar vita ad una nuova compagine imprenditoriale capace di valorizzare al meglio la grande tradizione cooperativistica che emergeva dal passato. Nella fusione venne inclusa anche la Società A & B (che aveva rilevato i punti vendita di Unicoop Veneto), così che la nuova Coop Consumatori Nordest venne ad avere 81 punti vendita e quasi 300.000 soci. Fu una fusione che necessitò di parecchi anni per produrre una vera e propria integrazione organizzativa e di intenti, ma che ha dato grandi soddisfazioni in termini di radicamento territoriale. Oggi Coop Nordest ha 82 punti vendita con 420.000 soci e una forte progettualità. L’attenzione della nuova cooperativa al Friuli è sempre stata grande, fino all’apertura nel 2003 di un Ipercoop di quasi 5000 mq a Gradisca d’Isonzo. La cooperativa ha mantenuto una dimensione partecipativa e solidaristica profonda, che si manifesta nelle 57 sezioni soci sparse sul territorio e nella democrazia interna. In Coop Consumatori Nordest, tutti i membri del CdA sono eletti dalle sezioni (mentre in gran parte delle Coop solamente la metà). Nel 1997 venne lanciato il progetto “Socialità e solidarietà”, che aveva come clou l’adozione della “Carta dei valori delle cooperative di consumatori”, con la quale, furono resi espliciti i principi a cui le cooperative intendevano ispirare le relazioni con tutti i soggetti cointeressati a vario titolo alla sua attività: i soci, i consumatori, i dipendenti, i fornitori ma anche il mondo esterno (le comunità locali, la scuola, l’associazionismo, il volontariato). Con questo progetto si è voluto dare concretezza agli impegni verso i bisogni di cui sono portatori i diversi soggetti che circondano la cooperativa. Oltre ad un elaborato sistema di gestione per la Responsabilità Etico Sociale, esiste in Coop Consumatori Nordest una Commissione interna “Valori e Regole”, che presidia l’applicazione della Carta dei valori.
 
Ma un'altra originale linea di sviluppo della cooperativa occorre menzionare. Sul finire degli anni ‘90 emerse la possibilità di creare un avamposto in Croazia nel campo degli ipermercati. A tale scopo venne costituita una società di diritto croato, interamente controllata dalla Coop Consumatori Nordest, la Hipermarketi Coop d.o.o., che iniziò ad operare nel 2002 rilevando un ipermercato a Zagabria in località Stupnik, ne aprì un altro sempre a Zagabria in località Jankomir, mentre un terzo è stato aperto nel marzo 2004 a Spalato, con la prospettiva di diventare leader in Croazia nel segmento ipermercati. L’impegno richiesto da questa esperienza interamente nuova per la Coop è stato ed è assai grande, ma certamente potrebbe aprire per l’intero movimento orizzonti in passato nemmeno intravisti. Un’altra importante collaborazione è stata avviata a metà anni ’90 con il SAIT di Trento, per la costruzione in compartecipazione di grandi strutture in Trentino.
 
Fonte:
V. Zamagni, P. Battilani, A. Casali, La cooperazione di consumo in Italia. Centocinquant’anni della Coop consumatori: dal primo spaccio a leader della moderna distribuzione, Bologna, Il Mulino, 2004.
 
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