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 Bcc di Forlė

La Banca di credito cooperativo di Forlì nasce dalla fusione delle casse rurali di San Varano e di Malmissole. Ambedue gli istituti, nati rispettivamente nel 1900 e nel 1905, erano espressione di una piccola imprenditoria agraria, legata alla cultura e all’associazionismo cattolico. Infatti, al ruolo indiscusso dei parroci si accompagnavano disposizioni statutarie che sottolineavano il carattere confessionale delle casse ed i loro scopi extraeconomici di carattere mutualistico. L’avvento del fascismo portò ad un controverso rinnovamento di questi due istituti, che dismisero alcuni tratti spiccatamente “parrocchiali”, per assumere le fattezze di più moderne banche locali, anche se a scapito dell’indipendenza gestionale, e con interferenze politiche a vario titolo. Dopo le vicende belliche il contesto “parrocchiale” fu parzialmente recuperato, ma contemporaneamente si ebbe un graduale mutamento nella composizione societaria, con l’ingresso di nuovi soci; in particolare, in conseguenza del miracolo economico, vi fu un allargamento delle attività verso altri ceti, per raggiungere il tessuto di piccole e medie imprese, artigianali e non, che operavano nel settore industriale e del terziario.
 
A partire dalla seconda metà degli anni sessanta, si era cominciato a pensare ad una concentrazione delle casse rurali che operavano nel comprensorio forlivese. Infatti, appariva necessaria una presenza più determinante sul mercato locale, che consentisse una salvaguardia della rete di rapporti e una economia di scala più favorevole. Nel 1971, le casse rurali di San Varano e Malmissole si unificarono quindi in un nuovo istituto, denominato Cassa rurale ed artigiana di Forlì. Nei primi anni di gestione, essa privilegiò il piccolo e medio depositante, tentando un ulteriore radicamento nel territorio provinciale, che consentì, di lì ad un decennio, uno sviluppo superiore a quello medio dell’intero settore bancario nazionale. Dal punto di vista gestionale, la raccolta fu mantenuta il più possibile frazionata, dando la priorità ai piccoli clienti, mentre gli impieghi furono erogati privilegiando le capacità imprenditoriali ed organizzative rispetto ai dati patrimoniali, e mantenendo alto il livello di reinvestimento.
 
Gli anni novanta hannno sancito una nuova e più incisiva crescita. A seguito della riforma che ha anche modificato la denominazione in «Banca di Forlì – Credito Cooperativo», l'istituto ha potuto usufruire di un maggior margine di manovra, sia in ambito geografico che di composizione sociale. Attualmente la banca annovera dodici filiali nei comuni di Forlì, Predappio, Meldola e Castrocaro Terme-Terra del Sole, e in un’aggiornata interpretazione dei propri fini e delle proprie modalità d’azione, prosergue la tradizione di sostegno delle capacità innovative ed imprenditoriali locali.
 
Fonti:
Filippo Cortesi, Il cooperativismo di credito a Forlì, tesi di laurea in Storia economica, università di Bologna, a. a. 1996-97, relatore prof.ssa Vera Negri Zamagni.
 
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