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 Confederazione Cooperative Italiane

ll Non expedit del 1864 di Papa Pio IX, interdendo ai cattolici italiani la partecipazione alla politica, aveva contribuito a rendere più attiva la loro presenza nella vita sociale ed economica. L’Opera dei Congressi e, soprattutto, l’enciclica Rerum Novarum emanata da Papa Leone XIII nel 1891, costituirono fondamenti autorevoli di una profonda maturazione della problematica sociale e dello stesso impegno dei cattolici ad una più attiva presenza anche nel settore della cooperazione a sollievo dei ceti rurali e urbani più disagiati.
 
 
Il primo campo di impegno fu quello del credito, con l’istituzione delle casse rurali, sviluppate soprattutto nel nord-est, ad opera di don Luigi Cerutti, ed in Sicilia, ad opera di don Luigi Sturzo. In seguito i cattolici diedero vita anche a cooperative agricole, latterie e cantine sociali, cooperative di lavoro e di consumo. Già nel 1899 si registra la creazione della Federazione delle unioni cattoliche cooperative agricole. La differenziazione culturale con altre ispirazioni e, particolarmente, la diversità dalla visione ideologica della cooperazione di ispirazione socialista, gli eventi bellici e la stessa necessità di serrare i ranghi di fronte alla crisi successiva alla prima guerra mondiale, portarono nel 1919 alla costituzione di un organismo di coordinamento complessivo della cooperazione cattolica, sostenuto dal neonato Partito Popolare. Il 14 maggio 1919, con la prima riunione del Comitato Promotore, nasce la Confederazione Cooperativa Italiana i cui scopi vengono così delineati: esprimere la rappresentanza collettiva di tutte le forze cooperative aderenti; promuovere la riforma della legislazione cooperativa; preparare la classe lavoratrice alla progressiva conquista di mezzi ed organismi di produzione e scambio nell’organizzazione cooperativa; curare la formazione della coscienza cooperativa nel Paese.
 
Il primo Congresso nazionale, in rappresentanza di 7.365 cooperative aderent, si tiene a Treviso il 2 e 3 Aprile del 1921.
 
La vita della Confederazione fu breve, perché sciolta dal regime fascista nel 1927, a seguito della costituzione dell’Ente Nazionale Fascista per la cooperazione attraverso il quale tutta l’esperienza cooperativa venne inquadrata nell’ordinamento corporativo.
 
L’opera negativa condotta in modo sistematico non riuscì, comunque, ad evitare che molti cooperatori tenessero vivi lo spirito ed i principi originari della cooperazione.
 
Ciò ebbe i suoi effetti positivi nel dopoguerra. Infatti la Confederazione risorse immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il 15 maggio del 1945, in occasione dell’anniversario della Rerum Novarum, un gruppo di cooperatori cattolici ricostituì l’Organizzazione. Nel luglio del 1946 si svolse a Roma la prima Assemblea nazionale della rinata Confederazione, che riconfermava l’indirizzo intersettoriale e interclassista che caratterizza la storia del movimento cattolico popolare. Nello stesso anno viene pubblicato il primo numero dell’organo ufficiale di stampa dell’Organizzazione:“L’Italia Cooperativa”.
 
Nel 1947 la Confederazione è nell’Alleanza Cooperativa Internazionale. Nel dicembre dello stesso anno viene emanato il DLCPS n. 1577, legge fondamentale che disciplina le Società Cooperative regolandone la struttura giuridica e la vigilanza.
 
Il 1 Gennaio del 1948, inoltre, entra in vigore la Costituzione, che nell’art. 45 sancisce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità promuovendone e favorendone il suo incremento e sviluppo.
 
Con un Decreto Ministeriale del 12 Aprile1948 la Confederazione Cooperativa Italiana e la Lega Nazionale delle Cooperative vengono giuridicamente riconosciute come Associazione Nazionali di rappresentanza, assistenza, tutela e revisione del movimento cooperativo.
 
Nel corso della terza Assemblea nazionale della Confederazione, tenutasi nel 1949, vengono costituite la Federazione delle Cooperative di Produzione e Lavoro, la Federcoopesca, la Federazione delle cooperative di lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli, la Federagricole e la Federmutue alle quali si aggiungono, in un secondo tempo la Federconsumo e la Federabitazione. Nel 1950 è inaugurata la Casa del Cooperatore, Palazzo Alicorni, nelle immediate vicinanze della Basilica di San Pietro che diverrà la sede centrale dell’Organizzazione.
 
Durante gli anni cinquanta e sessanta la Confederazione si impegnò nello sviluppo dell’esperienza cooperativa. Particolare impegno fu dedicato, nel quadro della riforma agraria del Mezzogiorno, alla costituzione di cooperative agricole e di servizi tra coltivatori diretti. Un lavoro di promozione fu rivolto, inoltre, al settore del consumo, della piccola distribuzione e dell’artigianato. Nel 1958 la Confederazione entra nel Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL).
 
Nel 1963 viene costituito l’ICCREA , l’istituto di Credito delle Casse Rurali ed Artigiane, con lo scopo di fornire sostegni tecnici e una struttura di “rete” alle Casse Rurali.
 
Nel corso dell’undicesima Assemblea tenutasi a Fiuggi nel 1967, la Confederazione Cooperativa Italiana cambia nome in Confederazione Cooperative Italiane. Nel 1968 viene costituita la Consulta per i dettaglianti, embrione di quella che sarà la futura Federazione di categoria delle cooperative costituite tra piccoli imprenditori della distribuzione.
 
Con la dodicesima Assemblea, tenutasi a Roma nel 1970 - nel corso della quale viene celebrata la ricorrenza del 50° della costituzione della Confederazione - prende avvio il “quadriennio delle riforme” che vedranno l’Organizzazione privilegiare la scelta del decentramento regionale, della specializzazione delle Federazioni di categoria, del potenziamento dell’esperienza dei Consorzi Nazionali e del collegamento con movimenti ed organizzazioni professionali per la promozione cooperativa.
 
Durante gli anni settanta si inaugurò un periodo di riforme.
 
Il rinnovamento del contesto sociale e generazionale vide la Confederazione prestare maggiore attenzione alle novità emergenti dal tessuto sociale ed economico con il coinvolgimento di più ampi settori sociali e di categoria, i giovani, le donne, ed il rilancio dell’ impegno politico in concomitanza con il completamento del trasferimento delle competenze relative alla cooperazione dal governo centrale alle amministrazioni locali.
 
Il nuovo piano di sviluppo dell’Organizzazione produce ulteriori frutti con lo sviluppo delle attività di Federazione che si estendono a nuovi settori, quali la cultura, i servizi ed il turismo arrivando al numero di 14: Federabitazione, Federagricole, Federcantine, Federlatte, Fedeortofrutta, Federasse, Federconsumo, Federdettaglianti, Federcultura, Federlavoro, Federmutue, Federcoopesca, Federservizi, Federturismo e Sport.
 
Preparata con il contributo della Confcooperative e delle altre Centrali Cooperative si svolge a Roma nel 1977 la Prima Conferenza nazionale della cooperazione indetta dal Governo che apre la speranza a una soluzione dei problemi indicati come strategici ai fini di un ulteriore sviluppo del movimento cooperativo e come contributo ad una più generale ripresa del Paese.
 
Nel 1978 la Confederazione tiene a Paestum la sua Conferenza organizzativa nella quale approfondisce le risposte da dare ai problemi sui quali la società richiedeva l’impegno della cooperazione – quali la casa, la disoccupazione giovanile, la crisi delle imprese industriali, la salvaguardia dei livelli occupazionali – e proseguiva nell’approfondimento del proprio lavoro organizzativo e promozionale sul territorio sia per completare la struttura politico – sindacale regionale che per estendere l’esperienza dei Consorzi Nazionali nei diversi settori al fine di sostenere processi di integrazione delle cooperative sul piano imprenditoriale.
 
La fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta segnano per la Confederazione un passaggio difficile della sua storia recente.
 
L’Organizzazione deve affrontare la durezza della crisi economica del Paese, che attraversa la sua fase più acuta. In particolare le restrizioni creditizie adottate allo scopo di ridurre l’inflazione penalizzano fortemente l’intero sistema. Si manifestano anche i primi segnali di difficoltà interne dovute alla crisi aziendale di alcune società finanziarie.
 
Il risanamento dell’Organizzazione verrà portato a termine con il concorso di tutte le realtà ed i settori del movimento. Con la quindicesima Assemblea, tenutasi nel 1984, si apre un processo di rinnovamento e rilancio che tocca tutti i livelli confederali, dalle strutture organizzative a quelle di rappresentanza politico – sindacale.
 
Nel 1985 si svolge ad Assisi la prima Assemblea della cooperazione di solidarietà sociale che evidenzia le dimensioni raggiunte da un fenomeno assolutamente, nuovo nato e cresciuto con l’apporto determinante della Confcooperative.
 
Nel 1986 Confcooperative, Lega ed AGCI costituiscono la Compagnia Finanziari Industriale – C.F.I. - il cui scopo è lo sviluppo ed il consolidamento delle imprese costituite in forma di società cooperativa di produzione e lavoro per la salvaguardia e l’incremento dell’occupazione ed in attuazione della Legge Marcora.
 
Nel 1987 si tiene a Giardini Naxos una nuova Conferenza organizzativa che affronta alcune ipotesi di modifica statutaria, tra cui l’accorpamento delle Federazioni di settore.
 
Sempre nello stesso anno, a Castrocaro Terme, si tiene la seconda Assemblea nazionale delle cooperative di solidarietà sociale; nel 1988 si tiene il Congresso costitutivo di Federsolidarietà.
 
Nel 1989 si festeggia a Roma il 70° anniversario della Confcooperative e il 75° di Federcasse. In occasione dell’udienza generale in Vaticano, il Pontefice Giovanni Paolo II sottolinea l’attualità della cooperazione quale veicolo di un nuovo modo di concepire l’economia sociale, alla luce del magistero della Chiesa.
 
Gli anni novanta segnano l’inizio di un grande lavoro di stabilità e di modernizzazione dell’Organizzazione; viene innovato fortemente lo statuto confederale per conferire all’Organizzazione maggiore coesione e flessibilità; si realizza l’accorpamento per grandi comparti produttivi delle Federazioni Nazionali che si riducono ad otto: Federabitazione, Federagroalimentare, Federcasse, Federconsumo e distribuzione, Federcoopesca, Federcultura Turismo e Sport, Federlavoro e Servizi e Federsolidarietà.
 
Nel 1993 viene costituita Fondosviluppo, società per la gestione dei Fondi mutualistici previsti dalla Legge n. 59 del 1992.
 
Nel 1998 viene avviato un vasto programma di sostegno allo sviluppo dell’imprenditoria cooperativa denominato “Sistema di promozione dello sviluppo cooperativo sul territorio”.
 
Nel 1999 la Confederazione Cooperative Italiane tiene a Mantova la sua Conferenza economia nella quale vengono individuate cinque direttrici di impegno dell’Organizzazione: sviluppo sostenibile, competizione su scala globale, nuovi bacini occupazionali, qualità sociale del vivere, pari opportunità per tutti nell’accesso al lavoro e all’impresa.
 
Nel 2000 la Confcooperative riunisce a Napoli i propri stati generali della cooperazione nel Mezzogiorno, per un programma di sviluppo dell’imprenditoria cooperativa nelle aree meridionali.
 
Nel Febbraio 2002 la Confederazione tiene a Palermo una nuova Conferenza Organizzativa nella quale si è data un agenda di lavoro – attualmente in fase di realizzazione - per dare all’intero suo sistema, strutture associative e strutture di servizio, una cultura organizzativa più aggiornata in efficienza, in competitività e nell’utilizzo delle nuove tecnologie.
 
Il biennio 2002-2003 è stato, certamente, per l’Organizzazione di Confcooperative, come per tutta la cooperazione italiana, un periodo di radicali cambiamenti con particolare riferimento al piano legislativo; con la pubblicazione del Decreto Legislativo n. 6 del 2003 si è concluso un complesso e faticoso iter di riforma del diritto societario che ha ampiamente rinnovato le stesse norme sulla cooperazione. Confcooperative è, oggi, non solo un sistema associativo di Federazioni ed Unioni territoriali, ma è anche un complesso sistema di centri servizi territoriali, di consorzi di servizi, di società operative di alcune Federazioni, di Centri di Assistenza Fiscale, e società come Fondosviluppo ed Elabora, volte a promuovere e sostenere lo sviluppo dell’imprenditoria cooperativa.
 
Il 17 e 18 Marzo 2004 si è tenuta a Roma la trentesima Assemblea nazionale dell’Organizzazione.

Sito internet
 
Al 31 dicembre 2003 il grado di rappresentatività della Confederazione Cooperative Italiane è cosi suddiviso:

Dati sulle aderenti al 31 dicembre 2003 (stime)

SETTORI  COOPERATIVE  SOCI  FATTURATO
(milioni di euro) 
ADDETTI 
Abitazione  2.892  197.891  2.380*  970 
Agricolo e Agroalimentare  3.858  508.770  19.650  62.376* 
Consumo e Distribuzione  769  376.681  6.272  7.845 
Cultura, Turismo, Sport  1.543  318.192  429  9.684 
Lavoro e Servizi  4.745  319.439  7.595  168.783 
Mutue  204  337.291  13  297 
Pesca  456  16.415  540  8.738 
Solidarietà  3.660  150.668  2.617  107.111 
Credito Cooperativo   465  674.000  ***  25.000 
TOTALE  18.592  2.899.347  39.496  390.804 
 
** Compresi i lavoratori a tempo determinato, i co.co.co. e stagionali regolari.
 
*** Il sistema del credito cooperativo conta 452 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali con 3.299 sportelli (circa l'10,8% degli sportelli bancari italiani) che servono oltre 4 milioni di clienti. La raccolta diretta complessiva ammonta a 82,3 miliardi di euro (quota di mercato 8%), gli impieghi economici a 63,2 miliardi di euro (quota di mercato 5,8%), il patrimonio a 11,5 miliardi di euro. I crediti erogati dalle Bcc italiane rappresentano il 20,6% di quelli che l'intero sistema bancario eroga alle piccole imprese artigiane; l'8,7% circa dei crediti alle famiglie.- dati al 30/09/2003.


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