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 Bcc Padana orientale S. Marco-Rovigo

La Banca di credito cooperativo Padana orientale San Marco-Rovigo è il risultato dell’accorpamento di varie casse rurali di tradizione cattolica, fra le più antiche del Veneto. Il Rodigino, infatti, è un territorio sul quale Luigi Cerutti e altri animatori del credito cooperativo intrapresero una capillare attività di propaganda e promozione.
 
Il più vecchio gli istituti confluiti nella suddetta Bcc è la Cassa rurale di Villanova di Ghebbo, nata nel 1894, alla quale erano seguite un anno dopo quelle di Concadirame e di Rasa, e nel 1897 quella di Ceregnano. Probabilmente in epoca successiva furono fondate quelle di Rovigo, di Badia Polesine, di Giacciano-Baruchella e Lendenara, sulle quali si conoscono scarse informazioni storiche. Quasi tutte erano sorte per iniziativa delle parrocchie locali, tranne quella di Villanova che fu fondata da tre proprietari terrieri. I primi soci erano soprattutto contadini – piccoli possidenti, mezzadri, affittuari – ma anche artigiani e, in misura minore, commercianti. I documenti storici relativi a queste casse nel periodo giolittiano e negli anni del primo conflitto mondiale sono molto pochi, e non permettono una ricostruzione approfondita di queste fasi. In generale, però, tutti questi istituti mantennero una conformazione strettamente locale, ed un significativo legame con la parrocchia. Negli anni del fascismo, si svincolarono definitivamente dal contesto clericale, con il disimpegno dei sacerdoti negli affari creditizi e con lo spostamento delle sedi dalle canoniche ad uffici tradizonali. La caduta del fascismo, le difficoltà del dopoguerra e il graduale ripensamento della cassa rurale, che a livello nazionale avevano costretto il credito cooperativo ad un generale ripiegamento, in questo caso si sommarono alle vicende dell’alluvione del Polesine, che per diversi anni incise profondamente sull’economia rodigina.
 
Inoltre, il successivo miracolo economico interessò in maniera tutto sommato periferica l’arera polesana, che rimase caratterizzata da una certa stagnazione e da una minore vivacità imprenditoriale a confronto con il resto del Veneto e del Nord-Est in generale. Questo fu un freno anche alle possibilità di sviluppo delle casse rurali, che rimasero sempre confinate in un comprensorio poco vitale, che andava poco oltre il proprio paese, e interessava le località limitrofe.
 
Dato che la cassa rurale opera economicamente (e socialmente) in una comunità ben precisa – perché il risparmio gestito non viene trasferito, ma ricade sulle iniziative locali – la carenza di stimoli imprenditoriali nel territorio finisce con il riflettersi negativamente sul credito cooperativo. Anche per queste ragioni, e in un processo di generale rivisitazione delle casse rurali, si pervenne ad alcune fusioni. La prima, del 1983, interessò le banche di Rasa, Concadirame e Villanova di Ghebbo, che assunsero il nuovo nome di Cassa rurale dell’Adige. Dieci anni dopo, questo nuovo istituto si accorpava alla Cassa rurale di Ceregnano, e si coniava la nuova denominazione di Banca di credito cooperativo San Marco. Le nuove direttive europee sul credito, ispirate ad un processo di ampia deregolamentazione e di riattivazione dei meccanismi concorrenziali, offrirono alle vecchie casse rurale (ora denominate Bcc) di svincolarsi da molte limitazioni, in primo luogo in fatto di area geografica di operativà. Questo consentì un discreto sviluppo a questo istituto, forte di circa 1.300 soci, divenne un solido punto di riferimento del credito cooperativo del Veneto meridionale. Nel 2003, una nuova fusione con la Bcc di Rovigo – che a sua volta aveva assorbito altri enti omologhi in circa un secolo di storia – ha portato alla conformazione attuale, che la rende la Bcc polesana piu' importante per volumi intermediati, per numero di dipendenti (200), di soci (4.200) e di clienti (18.000).
 
Fonti:
Marco Ferrari, Origini storiche ed evoluzione economica di una banca di credito cooperativo. Il caso Bcc di San Marco, tesi di laurea in Storia dell’industria, università di Bologna, a. a. 1999-2000, relatore prof.ssa Vera Negri Zamagni.
 
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