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 Sait

La cooperazione trentina sorta nella seconda metà dell’Ottocento con preponderante ispirazione cattolica si presentava come un sistema ben organizzato ed integrato, governato a livello organizzativo dalla Federazione di sindacato tra i consorzi cooperativi della parte italiana della provincia, fondata nel 1895, che si occupava di revisione, assistenza e promozione delle cooperative, e a livello operativo dal Sindacato Agricolo Industriale di Trento (SAIT), un consorzio fondato nel 1899 con l’intento di razionalizzare le numerose cooperative di consumo, chiamate “Famiglie cooperative”.
 
E’ questo un microcosmo che vanta oltre un secolo di percorso imprenditoriale; la fondazione di questi primi organismi, infatti, isale agli ultimi anni del XIX secolo, a seguito dell’opera di convincimento e insegnamento intrapresa da vari esponenti del cattolicesimo-sociale della regione, ed in particolare dalla sua principale figura di riferimento, Don Guetti. La nascita di questi sodalizi rappresentò, in senso più ampio, l’incontro tra esigenze di tutela delle comunità montane e bisogni di sviluppo economico. L’adesione fu rilevante fin da subito: gran parte dei capi famiglia si costituirono soci delle locali Famiglie Cooperative, mentre gli esponenti principali della vita pubblica di paese (insegnanti, sacerdoti, notabili, amministratori, ecc.) entrarono nell’organizzazione di questi enti, curandone gli aspetti organizzativi e rafforzando col loro attivo impegno la fiducia dei soci. Nel 1899, appunto, venne fondato il consorzio tra le cooperative di consumo trentine (oggi Sait), che consentì un primo e limitato superamento dell’orizzonte locale, e soprattutto una riduzione dei principali costi unitari attraverso una proto-centralizzazione del flusso delle merci dei tanti punti vendita. Nel primo decennio del Novecento, questa tipologia associazionistica si diffuse progressivamente nelle varie valli montane del Trentino, raggiungendo un grado di capillarità per certi versi sorprendente. Dopo gli sconvolgimenti della prima guerra mondiale, che ha avuto nella regione uno dei teatri principali, le varie Famiglie Cooperative iniziarono a strutturarsi in maniera più compiuta. In quasi tutti i casi si istituì un rapporto collaborativo con la Cassa Rurale e con le organizzazioni agricole, per la fornitura e la commercializzazione dei prodotti. Alcuni spacci, inoltre, investirono nella realizzazione di un mulino, di una macelleria o di un forno per la panificazione, ampliando quindi il raggio del proprio intervento economico. Successivamente, in generale a partire dagli anni trenta, si allacciarono rapporti economici costanti con le cantine ed i caseifici sociali che stavano trovando una più consistente attivazione. Dopo la Liberazione, le Famiglie cooperative proseguirono il loro cammino imprenditoriale con l’ampliamento del giro di affari e la graduale introduzione di nuovi reparti specifici (casalinghi, ferramenta, calzature, abbigliamento).
 
Nei primi anni ’50 il SAIT serviva come grossista 255 Famiglie Cooperative, ma gestiva anche 50 spacci direttamente, con magazzini e depositi dislocati sul territorio e circa 500 dipendenti. Era di gran lunga la prima azienda commerciale del Trentino. Tutto il decennio ’50 fu di espansione economica, a tal punto che il Consorzio si sentiva muovere accuse di avere perso lo spirito cooperativistico delle origini. Le difficoltà congiunturali degli anni ’60 (compresa l’alluvione del 1966) vennero superate cercando l’ammodernamento degli spacci, l’allargamento della sede e l’investimento in settori a monte (enopolio CAVIT, mangimificio SAV). Ma le vere difficoltà si dovevano profilare negli anni ’70, quando né la nuova sede di Via Maccani, aperta nel 1971, né l’accordo con il Conitcoop riuscirono a lanciare il SAIT su una buona efficienza come grossista. Incominciò allora un braccio di ferro durato molti anni tra il SAIT e le Famiglie Cooperative: queste volevano che il SAIT dismettesse gli spacci a gestione diretta, per eliminare un concorrente e nella speranza che il SAIT potesse sviluppare il suo versante all’ingrosso in modo più soddisfacente. Il SAIT, d’altra parte, lamentava “l’infedeltà” delle Famiglie Cooperative, che spesso si approvvigionavano da altri, abbassando il giro d’affari del SAIT e rendendo più aleatorie le economie di scala e di programmazione degli acquisti.
 
Con il comparire di forti perdite nei bilanci del SAIT, si giunse tra 1979 e 1982 ad importanti modifiche: 183 sulle 220 Famiglie Cooperative rimaste sottoscrissero nel 1979 un impegno di collaborazione commerciale forte con il SAIT, che prevedeva anche sconti speciali. Ma poiché i bilanci del SAIT continuavano ad inanellare risultati negativi, nel 1982 si addivenne a modifiche di Statuto, che imponevano vari obblighi alle cooperative socie. Non fu un passo risolutivo e l’andamento del SAIT continuò ad altalenare per tutti gli anni ’80, fin che si giunse alla fine del decennio a proporre la separazione tra la funzione ingrosso del SAIT e quella al dettaglio, con eventuale uscita definitiva da quest’ultimo. Nel 1992 la decisione dell’assemblea fu però di mantenere il dettaglio, ma l’incognita restava su come razionalizzare l’intera struttura. In questo frangente di grande crisi, il presidente Giordani si dichiarò favorevole ad aprire un dialogo con Coop Italia. Prendere una decisione simile non fu facile per Federconsumo, non tanto per gli aspetti economici, quanto per il forte collateralismo con i partiti che ancora connotava le centrali cooperative all’epoca. Pierluigi Angeli, che era all’epoca sia presidente di Federconsumo, sia presidente della Federazione delle Cooperative di Trento, alla quale aderiva il SAIT, sostenne l’iniziativa, che necessitò di parecchie riunioni per essere approvata. Nel frattempo venne nominato come nuovo presidente del SAIT Giorgio Fiorini, che proveniva dal Consorzio ACLI casa e dal Cooperfidi.
 
La svolta che Angeli e Fiorini impressero al SAIT fu epocale. In campo c’era la razionalizzazione di un complesso che serviva 160 cooperative, con circa 360 punti vendita, di cui solo 50 superavano i 400 mq. Innanzitutto, si giunse alla firma di un accordo tra ANCC (il cui presidente era all’epoca Ivano Barberini) e Federconsumo (presidente Pierluigi Angeli) il 30 novembre 1993. A breve (l’11 dicembre 1993) seguì la firma a Trento dell’accordo territoriale per il Trentino, che prevedeva l’entrata del SAIT in Coop Italia. All’interno del consorzio, intanto, Fiorini subito dopo l’insediamento mise in chiaro che tutte le cooperative socie sarebbero state trattate alla stessa maniera, alienandosi le cooperative più grandi, tre delle quali uscirono dal SAIT (Storo, San Lorenzo e Fassa), mentre prefigurò l’accordo con Coop Italia, che divenne attivo a partire dal 1994, scavalcando la più che centenaria divisione fra cooperazione rossa e cooperazione bianca. Fiorini venne duramente contestato e alla fine del 1994, 85 Famiglie Cooperative ne chiesero le dimissioni. Dopo lunga discussione, l’assemblea si concluse con votazioni segrete che diedero 375 voti a favore, 352 contrari e 10 schede bianche. Il progetto di Fiorini e della Federazione trentina potè continuare e non tardò a dare risultati brillanti. A partire già dal 1994 i bilanci del SAIT tornarono al bello, con una progressione di consolidamento senza interruzioni, a dispetto degli assai più consistenti investimenti effettuati. Ma la fronda interna non si calmò e quando nel 1998 il mandato di Fiorini dovette essere rinnovato, venne presentata una candidatura alternativa, che però non ottenne la maggioranza (310 voti contro i 364 di Fiorini). Fu l’ultimo tentativo di contrastare la svolta, che di lì in poi divenne un fatto così acquisito, da non poter più essere messo in discussione.
 
A partire dal 1994, venne attivata anche una collaborazione con Coop Consumatori Nordest per le grandi superfici, con la costituzione nel 1996 di Trento Sviluppo srl, una società paritetica che si impegnò prima nell’apertura del superstore di Trento (2002) e poi di quello di Rovereto (2004, nel Millennium Center), anche per contrastare gli insediamenti delle grandi catene private. Ciò che il SAIT acquisì attraverso l’accordo con Coop Italia e con la Coop Consumatori Nordest non fu solo un’efficienza economica superiore, ma modelli gestionali e sociali che poterono essere adattati con grande successo alla situazione trentina. Nel 1995 la Coop Riva del Garda (poi diventata Coop Alto Garda), unica cooperativa della zona aderente a Legacoop, entrò nel SAIT e anche nella Federazione Trentina delle Cooperative. Gli investimenti di rinnovo dei punti vendita, miglioramento dei servizi logistici, messa in rete di tutte la Famiglie Cooperative (il progetto “Azienda unica virtuale”) proseguivano massicci. Nel 1997, anche la gestione del dettaglio finalmente superò la soglia dell’utile, ma si decise di concentrarla sull’asta dell’Adige, cedendo i punti vendita nelle Valli a Famiglie Cooperative. Con Coop Italia venne anche siglato un protocollo per la valorizzazione dei prodotti trentini nel sistema Coop.
 
Nel 1999, visto che gli attivi di bilancio del SAIT si erano ormai consolidati, venne decisa un’originale interpretazione del ristorno nei confronti delle Famiglie cooperative socie, le più piccole delle quali si trovarono a far quadrare magri bilanci proprio con i proventi del buon funzionamento dell’intero sistema. La strategia del SAIT intanto si arricchiva di una nuova dimensione: da consorzio di fornitura e gerente dei maggiori punti vendita a centro di fornitura di una rete di servizi indispensabili per mantenere competitivo il sistema. Nel 2001 vennero rilevate un gruppo di cooperative nell’area sudtirolese, mentre venne impostato un buon rapporto con la locale catena di dettaglianti associati (Gol Market). Sempre nello stesso anno, v’è da registrare l’aggregazione di cinque cooperative bresciane e l’entrata nel discount insieme con la catena di Legacoop Dico. Nel 2002 entrò nel SAIT la cooperativa di Treviglio, riconoscendo al SAIT un ruolo di polo aggregatore di una serie di coop di ispirazione cattolica, che si erano sempre trovate a disagio ad entrare nel sistema Coop per la divisione ideologica, ma che adesso attraverso il SAIT riescono a “mettersi in rete”. Nel 2002 è anche iniziato un grosso investimento nell’Interporto di Trento per la realizzazione del nuovo magazzino integrato del sistema SAIT, che sta sempre più assumendo la configurazione di holding del sistema di distribuzione cooperativa. Tutto questo non solo senza abdicare ai principi originari del movimento cooperativo trentino, ma dando loro una vera e propria incarnazione moderna, nel ruolo sociale, nel ruolo di coordinamento, nel ruolo di mantenimento ed allargamento dell’occupazione, nel ruolo di servizio alle piccole comunità che il SAIT interpreta oggi con professionalità e creatività.
 
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