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 Circoli cooperativi lombardi

I circoli cooperativi sono società cooperative che gestiscono centri di aggregazione sociale aperti al pubblico. Svolgono una rilevante azione sociale attraverso iniziative ricreative, culturali, sportive e del tempo libero e l’attività di somministrazione di alimenti e/o bevande è svolta con licenza di pubblico servizio.[1] Il termine circolo appare per la prima volta intorno al 1830 ad indicare una società segreta con scopo principale l’attuazione della libertà e dell’indipendenza italiana. Il fenomeno circolistico nel suo complesso, prende invece il via intorno alla seconda metà dell’800 e si sviluppa attraverso la creazione di Società di Mutuo Soccorso e di Società Cooperative. Nella maggior parte dei casi, le cooperative di consumo e i circoli loro annessi, nascono con l’intento di aggregare le energie del lavoro operaio intorno a poli ben determinati e caratterizzati da finalità di volta in volta economiche, sociali, politiche e ricreative. Attraverso i circoli si sviluppa la cultura della cooperazione e della mutualità. La base sociale delle cooperative di consumo coincideva con quella dei circoli e questa stretta relazione fu vera fino alla metà degli anni Sessanta del Novecento. In quel periodo nel movimento cooperativo prende forma l’idea che i piccoli spacci delle cooperative non possano reggere in termini concorrenziali con i grossi centri di distribuzione: supermercati e ipermercati. A partire da queste considerazioni prende l’avvio il processo di fusione di tutte le cooperative di consumo con l’obiettivo di creare entità di maggiori dimensioni (attraverso economie di scala risultare concorrenziali con i modelli di sviluppo della grande distribuzione). La scelta di razionalizzare il movimento per migliorare l’efficienza pose il problema dei circoli e dei bar cooperativi che avevano sempre fatto parte movimento del consumo e spesso erano stati gestiti unitariamente alle cooperative. La separazione fra bar e negozi in molte province era stata adottata autonomamente durante gli anni Sessanta.
 
Il IV Congresso dell’Associazione Nazionale Cooperative Consumatori ANCC del 1970 sancì in modo definitivo tale separazione, allo scopo di salvaguardare da un lato l’efficienza economica dei negozi, ma dall’altro anche per lasciare tutto lo spazio che era giusto riconoscere alla funzione ricreativa e culturale dei circoli. Dalle Relazione introduttiva del Congresso si legge: «[..] Il circolo cooperativo deve essere in grado di cogliere e di suscitare i diversi interessi culturali, ricreativi per l’impiego del tempo libero dei lavoratori, delle donne, dei giovani [..] deve essere un punto importante di vita associativa democratica collegato ai problemi e agli interessi sociali e culturali della comunità in cui opera [..] Tale linea impone in primo luogo che la gestione dei circoli cooperativi venga resa autonoma, quindi staccata dalla gestione delle cooperative di consumo» [2].
 
Una regione italiana che ha visto un sviluppo diffuso del fenomeno circolistico è la Lombardia. I circoli lombardi sono centri di ritrovo e di aggregazione di grande tradizione e di forte valenza attuale, perché cercano di soddisfare i bisogni di socialità e di solidarietà che si manifestano tra i lavoratori, i pensionati, i giovani, gli emarginati e le fasce sociali più deboli, in particolare, nei quartieri periferici metropolitani e nei piccoli comuni. A metà degli anni Settanta il processo di fusione delle cooperative di consumo lombarde aveva lasciato, orfani dell’attività principale, i circoli che quindi avevano bisogno di essere rifondati e ripensati come luogo di aggregazione sociale. La Lega Nazionale delle Cooperative recepisce il momento di difficoltà del movimento circolistico e nel 1975 crea l’Associazione Regionale dei Circoli Cooperativi con il compito di individuare e coordinare le misure da prendere per reagire alla situazione economico-sociale venutasi a creare con i processi di fusione e di separazione. Negli ultimi venti anni del Novecento l’azione dell’Associazione si è sviluppata per favorire una evoluzione dei circoli e imporre all’attenzione delle Amministrazioni Comunali l’importante ruolo svolto dai circoli stessi spazi di riqualificazione sociale del territorio in quanto luoghi di creazione di cultura alternativa; poli importanti di aggregazione nelle periferie delle grandi città, luoghi di incontro per anziani e giovani.
 
La legge regionale n. 24 del 1988 ne richiama l’importanza economico-sociale, e i valori storico-culturali che rappresentano la società lombarda (articolo 1 “[..] la Regione Lombardia riconosce la particolare e rilevante funzione economica e sociale dei circoli cooperativi nonché i valori storico - culturali che essi rappresentano nella società lombarda [..]”). La stessa legge prosegue nell’articolo 2 definendo le caratteristiche dei circoli: «[..] sono considerati circoli cooperativi le società cooperative esercenti l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, con licenza di bar e/o trattoria e che sviluppano anche una rilevante azione sociale attraverso iniziative ricreative, culturali, sportive e del tempo libero [..]»". La legge è chiara nella definizione dei circoli e li distingue in luoghi di consumo e in spazi ricreativi e di sviluppo culturale. Queste funzioni, come si è detto, sono in continuo mutamento e pongono sempre nuovi problemi ai circoli. Se si prende in considerazione, ad esempio, l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, si vede che ci si deve misurare con una evoluzione continua della domanda che pone sempre più in relazione i consumi con il loro valore simbolico e di mezzo dei rapporti umani e della convivibilità. Una importante caratteristica dei circoli cooperativi della Lombardia è la loro diffusione territoriale. In base alla rilevazione di Gaboardi (dicembre 2000) i circoli cooperativi che aderiscono alle due associazioni più consistenti (Legacoop e Confcooperative) sono oltre 600, dei quali 486 aderiscono alla Associazione Regionale dei circoli cooperativi di Legacoop. Essi associano oltre 100.000 soci[3].
 
[1] BERETTA E., GABOARDI G., FERIOLI V., Andar per circoli, Milano, 2003. www. circolicooperativi.it [2] ANCC, Relazione introduttiva IV Congresso, 1970, pp. 38-39. [3] GABOARDI G., Il ruolo economico-sociale dei circoli cooperativi: evoluzioni e prospettive, dicembre 2000, www. circolicooperativi.it


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