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 Melinda

La coltivazione della mela ha caratterizzato il Trentino Alto Adige sin dalla tarda età medioevale, e forse anche da prima, come sembrano far credere alcuni studi sulla toponomastica regionale.
 
In età moderna, questa coltivazione tradizionale si mantiene, come possiamo ricostruire attraverso le prime regolamentazioni locali della produzione. Una significativa cesura avviene tra anni sessanta e settanta del Novecento, quando la principale tra le varietà locali, la renetta, è rapidamente sostituita dalla californiana golden, che i produttori del Trentino reputano più conveniente e appetibile sul mercato. La tradizione delle mele di questa regione, ed in particolare quelle della Val di Non, prosegue così in forma differente, ma continua comunque ad influire nella cultura del consumatore italiano. Ne è una prova evidente il fatto che, negli anni ottanta, è in circolazione una quantità di mele della Val di Non tripla rispetto all’effettiva produzione di quel comprensorio, segno che molti tentavano di vendere la propria frutta fregiandola di un’indicazione geografica prestigiosa ma fasulla. L’emergere di un’esigenza di tutela di questi importanti prodotti del Trentino fu recepita dalla cooperazione locale; nel 1989, con il patrocinio e il supporto di Confcooperative e dei suoi organismi, sedici cooperative delle valli di Non e di Sole, per un totale di 5.200 soci, creano il marchio Melinda, successivamente divenuto consorzio, allo scopo di certificare l’origine e la produzione delle mele.
 
Da semplice ente di tutela della produzione, questo giovane organismo ha fatto propri gli obiettivi di omogeneizzare le tecniche di coltivazione dei singoli associati e di promuovere una cultura del consumatore rivolta alla ricerca del marchio. Il puntare su una qualità che fosse ravvisabile anche esteticamente, e non solamente da olfatto e gusto, è stato uno dei punti di forza del successo commerciale di Melinda che, nel giro di un decennio, è riuscita ad imporsi all’attenzione dei consumatori.
 
Oggi il consorzio Melinda distribuisce la propria produzione su circa 6.700 ettari di coltivazioni, pari al 95% della superficie frutticola delle valli di Non e Sole, per un totale di circa 244 tonnellate di mele, di cui poco più di un decimo è destinato alla trasformazione industriale.
 
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